venerdì 21 aprile 2017

Quando lo Stato non vuole ascoltare i cittadini!


Esiste davvero la democrazia partecipata?

Di democrazia partecipata si parla sempre più spesso, nei mass-media, nei social network, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nella politica...

Il Governo pubblica on line lo spazio "PARTECIPA!" dedicato ai cittadini che vogliono dire la loro in merito alle azioni politiche portate avanti sul territorio nazionale. Le Regioni a loro volta, pubblicano sui rispettivi siti altrettanti spazi di e-democracy per permettere alla società civile di esprimere il proprio parere sulle politiche territoriali.
E infine "la vostra voce in Europa". Da anni ormai l'UE, ci insegna quanto sia necessario promuovere la partecipazione attiva dei cittadini al processo politico europeo.
Tutto questo però, a quanto pare, non vale quando i cittadini decidono di dire di NO! No a strutture impattanti imposte sui loro territori, programmate da pochi poteri forti senza essere minimamente condivise con la cittadinanza locale.
http://www.ansa.it/puglia/notizie/2017/04/20/tap-espianto-ulivi-tar-respinge-il-ricorso-della-regione-puglia_201788e7-4830-4c1b-bb84-4ebd7d21313e.html
"PARTECIPA!", infatti, non sembra essere sempre applicabile!
Non quando i cittadini non condividono certe tipologie di progetti e non sono d'accordo sulla costruzione di mega-impianti ad altissimo impatto con costi sociali elevatissimi, che modificherebbero per sempre la bellezza del paesaggio e l'economia dei territori, a beneficio di niente.
Dire NO per i cittadini non vale! Non vale per i NO TAP in Puglia, per i NO TAV in Piemonte, per i NO GASDOTTO in Sardegna, e per gli altri NO che i cittadini decidono di esprimere.
Non vale perché qualcuno sostiene che non bisogna lasciarsi andare a vari sentimentalismi soggettivi, ma affidarsi al pensiero superiore di alcuni "tecnici industriali super-specializzati", che solo loro sono in grado di fare calcoli economici e capire cosa è bene per noi!
Non vale perché, in ultima analisi, la motivazione è sempre la stessa: "sulle opere strategiche che rispondono al preminente interesse per lo Stato , la VIA la decide per competenza un organo amministrativo dello stesso Stato".
In sostanza sul "preminente interesse per lo Stato", decide lo Stato e nessun altro! Quindi, in realtà l'opinione dei cittadini è assolutamente irrilevante.
Insomma, si fa finta di essere moderni e si parla tanto di condivisione e democrazia partecipata ma abbiamo ancora tanta strada da percorrere, prova ne è che i cittadini per farsi ascoltare devono lottare, usare la forza, fare barricate, bloccare strade e interrompere cantieri, pagare ricorsi, farsi arrestare...
Che senso ha continuare a raccontarci menzogne, farsi belli in Europa, e tentare di farci credere che possiamo esprimere un nostro parere sulle politiche territoriali?
Affianco a "PARTECIPA!" per cortesia aggiungete una postilla: "dite solo SI, i NO non sono ammessi"!
La democrazia partecipata è ancora un'illusione!
Ma noi continueremo a dire di NO!

mercoledì 12 aprile 2017

DILETTANTI ALLO SBARAGLIO



 (Di TRITONE)

Si chiama strategia della distrazione. Regole usate dal potere dei media per raccontarci menzogne. Tattiche che giocano sull’emotività e non sulla riflessione, oppure sul mantenimento dell’ignoranza e della mediocrità. Insomma, veri e propri depistaggi mistificatori della realtà.
Nella produzione di tali ipocrisie hanno visto bene di aggregarsi anche politici e sindacalisti. Se non tutti, perlomeno quanti - e sono stati tanti - abbiamo incontrato sulla nostra strada in 5 anni di severa lotta contro il gasdotto.
E’ ormai da tempo, infatti, che viviamo una (lunga) stagione caratterizzata dal calo della credibilità e dell’autorevolezza dell’informazione, sia che provenga dalla stampa, dai politici di turno o dai sindacati. Stanno attaccati al carro del padrone e svolgono il compitino che viene loro richiesto. E allora cosa vogliono venirci a raccontare di nuovo e/o allettante? E come pretendono di essere ascoltati e/o presi in debita considerazione?
Nella nostra realtà soffriamo tremendamente questa situazione e, in quanto isola - già bistrattata da Roma e mal tutelata da chi invece avrebbe titolo per farlo - da soli non troviamo purtroppo la forza necessaria per rimuoverla.
Il riaffiorare del progetto che prevede la costruzione della dorsale sarda del gas - con tutto ciò che deriverebbe dallo sventramento di circa 600 km di territorio - è solo l’ultimo esempio di irresponsabilità.
Nonostante da decenni l’industria in Sardegna abbia generato prevalentemente dolore, ecco tornare alla ribalta - svanito il Galsi, e con la compiacenza e il contributo delle classi prima elencate - la mai sedata aggressione alla nostra  terra grazie alla posa del fantomatico e mai domo “tubone”. A disposizione, manco a dirlo, per affrontare e  finalmente risolvere gli atavici problemi dell’industria isolana. Trascurando però  che nell’isola la cosiddetta industrializzazione “pesante” ha lasciato troppe profonde ferite con una miriade di cimiteri da smaltire. A proposito, indovinate chi paga le bonifiche? E quando si faranno? E perché con i soldi nostri? Pertanto - almeno fino a quando sull’argomento non sarà fatta sana giustizia - la nostra diffidenza è assoluta nei confronti dei soliti noti discutibili personaggi che perorano la costruzione di questa infausta e dannosa infrastruttura al fine di soddisfare appetiti e necessità non appartenenti al bene comune rappresentato dalla collettività.
Angelo Rojch, Presidente della Regione negli anni 1982-84 - in una lunga intervista rilasciata qualche giorno fa a un organo di informazione - fra le numerose questioni trattate si è soffermato sulla reale situazione in cui si trovava la Sardegna quando fu nominato Capo dell’Esecutivo: “Al mio insediamento trovai una regione disastrata: crisi dell’industria e delle Partecipazioni statali, un sistema dei trasporti inesistente con una stagione turistica ridotta a 2-3 mesi, la mancanza di lavoro e prospettive per i giovani, il problema della metanizzazione dell’isola etc.”.
Vi ricorda qualcosa? Sono trascorsi circa 35 anni e sembra si parli di oggi. Nulla pare mutato, e non può davvero essere un vanto!
Ma non è finita qui. Rojch battagliava politicamente alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo che garantisse un futuro ai giovani “considerato che nell’isola la grande industria aveva ormai cessato il ciclo produttivo.”
Capito? Nei primi anni 80 era già anacronistico parlare di sviluppo industriale  - considerato al capolinea - e questi  figuri cercano ancora di celare la loro inadeguatezza propinandoci il metano.
Gli osservatori più esperti sostengono che la grande maggioranza degli italiani gradirebbe un solo uomo al comando. Ma non uno che gestisca il potere a suo piacimento, bensì un leader che sappia ascoltare e possa essere in grado di governare per il bene comune. Pura utopia.
L’attuale decadimento, infatti, non è figlio del presente ma del degradante lascito di 20 anni di pessima (classe) politica con addetti ai lavori perlomeno discutibili. La stessa che per incapacità manifesta, a livello nazionale e regionale, non riesce ancora ad orientare il Paese facendolo deprimere sempre di più a scapito delle generazioni future. Si, proprio la stessa che continua imperterrita  e senza vergogna a riciclarsi col sorriso stampato sul viso chiedendoci ancora fiducia e sostegno in funzione delle virtù che ci lascia in dote: quanto ottenuto per la preziosa e brillante attività svolta.
Vogliamo elencare alcuni eclatanti e corroboranti risultati conseguiti da questi signori? Dai, è davvero una bella iniezione di fiducia, proviamoci: siamo la Regione più inquinata d’Italia, la disoccupazione dei giovani sotto i 24 anni sale al 40,1%, la Sardegna si spopola miseramente e la fuga dei giovani per la sopravvivenza diventa inarrestabile, la vertenza industria parla di cifre da massacro: oltre 4500 operai nel limbo, con fabbriche chiuse e nodi irrisolti da decenni, peraltro con l’incubo del taglio degli ammortizzatori sociali. Direi che non è il caso di proseguire oltre, evitando pietosamente di addentrarci sul problema della scuola, dei trasporti e altre quisquilie. Mi fermo qui, penso sia sufficiente!
Però, imperterriti e indisturbati, loro continuano a spendere parole per  l’ambìto metano, fondamentale per ripartire, dicono.
Alla fine della giostra, direi che i conti salati presentati da questi luminari attestano come in futuro sia bene evitarli. Possiamo certamente fare a meno di inoperosi dilettanti allo sbaraglio la cui attività è mirata unicamente alla conservazione delle loro agognate posizioni.
Chiedano scusa e se ne tornino a casa ringraziando di essere ancora a piede libero.


domenica 9 aprile 2017

Vincenzo Migaleddu ci ha lasciato

 Che riposi in pace.  

Un Compagno nell'impegno civile.  Ci mancherà. Soprattutto in ciò per cui abbiamo avuto il piacere di conoscerlo: la sua mente, il suo coraggio ed il suo amore per questa Terra.

giovedì 6 aprile 2017

Di nuovo il gasdotto in Sardegna? NOI DICIAMO NO!

Di nuovo il gasdotto in Sardegna, ma chi lo vuole?

Noi non vogliamo il gasdotto perché:
- non è vero che abbassa i costi energetici;
- la Sardegna produce energia in surplus;
- è una struttura inutile che costa moltissimi milioni di euro che potrebbero essere utilizzati per cose utili;
- oggi le industrie energivore non esistono più;
- oggi gran parte dei cittadini sceglie energia da altre fonti energetiche perché il gas è pericoloso;
- la costruzione del gasdotto danneggerebbe il territorio per sempre;
- causerebbe danni all'agricoltura all'allevamento e alla pastorizia;
- sottrae terra ai cittadini;
- un gasdotto ha costanti perdite di gas e può causare esplosioni;
- la percentuale di incendi in Sardegna è molto alta;
- nessun cittadino vorrebbe vivere vicino ad un gasdotto;
- nessun coltivatore vorrebbe avere la sua azienda agricola vicino ad un gasdotto;
- nessun albergatore vorrebbe avere un albergo o un agriturismo vicino al gasdotto;
- nessun turista sceglierebbe di trascorrere le vacanze vicino ad un gasdotto;
- nessun escursionista o ciclista vorrebbe camminare o pedalare nelle natura vicino ad un gasdotto;
- l'immagine all'estero dell'isola "bella, selvaggia e incontaminata" verrebbe distrutta per sempre;
- questo tipo di struttura non è allineata con le politiche di crescita sostenibile;
- e tanto altro...
Ma c'è davvero ancora qualcuno che vuole il gasdotto in Sardegna?
Noi diciamo NO AL GASDOTTO!!!

giovedì 14 aprile 2016

PIGLIARU, RENZI E TRIVELLE. NOI INVECE VOTIAMO SI

(di Tritone)
Il Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, ha pubblicamente svelato le sue intenzioni di voto alla prossima consultazione elettorale del 17 aprile prossimo, quella “sulle trivelle”. Come sapete, abbiamo facoltà di esprimere il nostro parere riguardo l’abrogazione di una norma del Codice dell’Ambiente. Non che a qualcuno interessi particolarmente di Pigliaru ma, considerato che sta al governo di una regione promotrice del referendum, auspicavamo certamente qualcosa di diverso.
Ebbene, se qualche sognatore pensava che per lui come per tutti fosse ovvio votare SI - ossia che una volta terminate le concessioni sui giacimenti, questi non possano essere più sfruttati - occorre si ricreda al più presto. Il governatore, dopo un periodo di riflessione e quasi certa consultazione con il premier Renzi, ha detto a chiare lettere che voterà le ragioni del NO, ossia che le estrazioni potranno continuare fino ad esaurimento degli idrocarburi.
Altro che acque agitate nel mare magnum del PD. Da una parte Gianfranco Ganau, Presidente del Consiglio Regionale che porta avanti senza problemi la battaglia per il SI al fianco dei Comitati di cittadini, mentre dall’altra il Presidente della Regione vota NO. Una coerenza invidiabile da parte del povero PD, spaccatosi dopo l’invito della segreteria nazionale con Matteo Renzi, e di quella regionale con Renato Soru, di non recarsi alle urne, addirittura difendendo posizioni come quelle degli astensionisti, definendo sacrosanta e legittima la loro scelta.
Ma è chiaro con chi abbiamo a che fare? Cosa ci possiamo/dobbiamo attendere da personaggi di questo calibro? Nella partita “trivelle” sembra che la volontà sia quella di far dominare i soliti interessi lobbystici a cui peraltro siamo da tempo abituati, non si spiega diversamente.
Come al solito, l’unica arma che abbiamo è quella di restare uniti e presentarci tutti all’appuntamento elettorale del 17 aprile per VOTARE SI, tenendo bene a mente - caso mai ancora qualcuno ci credesse - che ancora una volta sull'interesse dei cittadini prevalgono i biechi interessi dei soliti noti e certamente più impellenti priorità da affrontare.

lunedì 4 aprile 2016

NO AL `PIANO ENERGETICO E AMBIENTALE DELLA SARDEGNA

Abbiamo inviato oggi alla Regione Sardegna le nostre osservazioni contro il PEARS. Abbiamo anche preparato una PETIZIONE ON-LINE che vi invitiamo a leggere, firmare, inviare ai membri delle competenti commissioni del Consiglio regionale e condividere con chi potete.
Grazie a tutti/e.


 
Al Presidente ed ai
membri delle Commissioni:
Attività produttive
e
Governo del Territorio
del Consiglio Regionale della Sardegna


OGGETTO: PROPOSTA DI PIANO ENERGETICO AMBIENTALE DELLA REGIONE SARDEGNA
Egregio Onorevole,
il Piano Energetico Ambientale Regionale della Sardegna (PEARS) 2015 -2030, insieme ad altri documenti ambientali di importanza fondamentale per il futuro dell’Isola (Il Rapporto Ambientale, lo Studio di Valutazione di Incidenza Ambientale, la Sintesi non tecnica ed i relativi allegati) sono stati adottati dalla Giunta regionale con il Decreto 5/1 del 28 gennaio 2016.
Nel quadro della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) - a cui il Piano è sottoposto e dove è prevista la partecipazione della popolazione e delle parti interessate -, scadeva il 4 aprile 2016 il termine per presentare osservazioni, suggerimenti e proposte, fornendo nuovi e ulteriori elementi conoscitivi e valutativi all'amministrazione regionale. Conclusa questa fase il PEARS, eventualmente emendato a seguito della suddetta procedura, viene trasmesso dalla Giunta alla competente Commissione del Consiglio Regionale di cui lei fa parte, per il parere dovuto ai sensi dell’art. 4, lett. l), della L.R. n. 1/1977. Dopodiché il Piano verrà approvato definitivamente dalla Giunta Regionale e entrerà in vigore.
In esso si tratta ancora di metanizzazione, di centrali a carbone e di “produzione di energia geotermica”, lasciando poco spazio agli investimenti sulle energie rinnovabili e disattendendo sia gli accordi di Parigi che gli indirizzi dell’Unione Europea in materia di energia.
Ma non sono questi gli unici motivi per cui ritengo che quel Piano procurerà enormi danni alla Sardegna, contribuendo al suo inquinamento e privandola in futuro di energia pulita, gestita dai sardi a costi sostenibili e prodotta dalle risorse che l’Isola possiede in abbondanza. Lasciando da parte la difficile situazione internazionale, caratterizzata da conflitti in gran parte causati dalla crescente competizione per accaparrarsi risorse energetiche sempre più scarse quali il gas e il petrolio, esistono almeno due argomenti di importante peso e gravità che il Piano non prende in considerazione e su cui la invito a riflettere prima di prendere la sua decisione:
- Il referendum sulle trivelle del 17 Aprile prossimo;
- Le clamorose dimissioni del Ministro italiano dello sviluppo Economico Federica Guidi, a seguito delle intercettazioni telefoniche nell’inchiesta della Magistratura di Potenza sullo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere.
Questi recenti eventi, a prescindere dall’esito che avranno, costituiscono un’occasione fondamentale per un dibattito serio, concreto e trasparente sul futuro energetico della Sardegna, dove non si può prescindere dal considerare:
- Lo stretto legame dell’attuale governo con le lobby del petrolio.
- La concreta possibilità che la vittoria del SI nel referendum possa effettivamente incidere sugli attuali modelli energetici.
In merito al primo aspetto mi pare ovvio che il legame politico dei componenti della Giunta regionale della Sardegna col Governo Renzi, sia in grado di inficiare gravemente non solo il PEARS ma qualsiasi decisione venga presa in campo energetico e ambientale.  Non dimentichiamoci peraltro che il Titolo V della Costituzione attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di “tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e dei beni culturali” e una competenza concorrente in materia di “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” dove, la stessa Corte Costituzionale, ripresa nel Decreto c.d. “Sblocca Italia” del Governo Renzi, conferma una competenza pressoché esclusiva dello Stato.
I fatti alla base delle dimissioni di una Ministra della Repubblica Italiana sono solo la definitiva conferma che, stante l’attuale situazione di Governo nazionale e regionale, non esiste alcun Piano o strategia energetica innovativa ma unicamente asservimento e favoritismo alle lobby costituite e la reale impossibilità di un cambiamento.
In merito al secondo aspetto e’ fondamentale riflettere sul fatto che l’eventuale vittoria del SI, al di la dei risultati concreti circa il divieto di trivellare entro le 12 miglia dalla costa, comporterà inevitabilmente una nuova frontiera nella partecipazione dei cittadini alle scelte energetiche nazionali e regionali in campo energetico, mettendo in discussione scelte presenti e future basate sugli interessi delle lobby e non su quelli dei cittadini.
Non dimentichiamo infine che, quando si tratta di energia, si tratta anche del nostro benessere, si tratta di lavoro, di valorizzazione delle nostre risorse (dall’ambiente al turismo, sino alla cultura) e del futuro nostro e delle generazioni future.
Invito dunque lei, in quanto membro della Commissione Attività produttive della Commissione Governo del Territorio del Consiglio Regionale della Sardegna, ad opporsi all’approvazione della Proposta di Piano Energetico Ambientale della Sardegna, dando il proprio PARERE NEGATIVO (ai sensi dell’art. 4, lett. l), della L.R. n. 1/1977).
Con l’occasione sarebbe auspicabile che la Commissione di cui lei fa parte si rendesse promotrice di iniziative rivolte ad una programmazione regionale in campo energetico/ambientale che sia trasparente, libera da condizionamenti lobbistici, realmente condivisa con la popolazione, le imprese e le associazioni ed in grado di assicurare alla nostra Isola un futuro realmente sostenibile.
Grazie


Data
Firma 


giovedì 10 marzo 2016

NO AL PIANO ENERGETICO AMBIENTALE E ALLE TRIVELLE IN SARDEGNA









Come sapete il Piano Energetico Ambientale Regionale della Sardegna (PEARS) 2015 -2030, insieme ad altri documenti ambientali di importanza fondamentale per il nostro futuro (Il Rapporto Ambientale, lo Studio di Valutazione di Incidenza Ambientale, la Sintesi non tecnica ed i relativi allegati) sono stati adottati da questa Giunta regionale con il Decreto 5/1 del 28 gennaio 2016.

PEARS: UN FALLIMENTO ANNUNCIATO
Il PEARS dovrebbe essere un documento di programmazione fondamentale che governa lo sviluppo di tutto il sistema energetico regionale, decidendo le scelte fondamentali in campo energetico. Cio' sulla base delle direttive e delle linee di indirizzo che vengono definite dalla programmazione europea, nazionale e regionale. Quindi dovrebbe essere uno strumento flessibile che definisce strategie, priorità, obiettivi, azioni e ipotizza diverse soluzioni che dovranno comunque essere compatibili con quelle che sono le direttive internazionali e nazionali in materia ambientale.
Ecco che, finalmente, dopo parecchi anni il parto è avvenuto e il tanto atteso Piano Energetico Regionale è disponibile alla visione di tutti. Tuttavia, nonostante le energie e le competenze messe in campo dalla Regione Sardegna (esperti, tecnici, studiosi, amministrativi, politici, etc..), la valutazione del Comitato ProSardegnaNoGasdotto riguardo il contenuto del Documento è assolutamente negativa. Delusi e allarmati riscontriamo che esso non rispecchia affatto ciò che di nuovo e sostenibile auspicavamo riguardo la strategia energetica di transizione della Sardegna fino al 2030:
- Non scorgiamo neanche l’ombradi quella visione strategica innovativa del nostro futuro - tanto declarata dall'Unione Europea - in grado di garantire ai cittadini e alle imprese energia sicura, accessibile e rispettosa del clima e della salute;
- Non intravediamo nessun possibile percorso miratoa trasformare la nostra in un’economia sostenibile, rispettosa dell’ambiente, in grado di assumerela guida nel campo della produzione di energia rinnovabile e nella lotta al riscaldamento globale.
I documenti del PEARS sono raccolti in 5 testi,ciascuno di alcune centinaia di pagine, e ciascuno di una complessità inaudita, di difficilissima lettura, per lo più destinati all'esclusiva conoscenza degli addetti ai lavori:
Delibera n. 5/1 del 28.01.2016;
PEARS 2015-2030 Proposta Tecnica;
Relazione geotermica;
Rapporto Ambientale;
Rapporto Ambientale Sintesi Non Tecnica;
Studio Di Incidenza Ambientale;
Il tempo per leggerli è veramente poco ma è fondamentale ed urgente farlo, ed è per questo che auspichiamo possiate contribuire alla loro comprensione nonché ad agire con noi anche questa volta.
IL DOPO-GALSI
Noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto da una parte ci sentiamo rassicurati riguardo l’accantonamento del Progetto GALSIda parte della Regione. Abbiamo fatto una lunghissima ed impegnativa battaglia che ci ha visto protagonisti e che ci ha portato proprio dove volevamo. Ma e' stato grazie allo studio, alla profonda conoscenza del Progetto e delle sue assurde e negative implicazioni che siamo riusciti nell’impresa titanica di far crollare sul nascere la costruzione di una infrastruttura che avrebbe posto una pietra tombale sul futuro del nostro territorio e dei suoi pacifici abitanti. Altro che gas panacea di tutti i mali! Con il contributo di tanti volontari siamo stati capaci, e per quello che ci spetta ce ne prendiamo il merito, di far crollare accordi farlocchi fra le alternanti maggioranze susseguitesi al potere. L’enorme mole di lavoro e la certezza delle nostre ragioni ci hanno fatto sentire addosso una grande responsabilità nei confronti della nostra Isola e del nostro futuro. Noi tutti, in giro per la Sardegna e con la capillare partecipazione a Convegni e dibattiti sull’energia, abbiamo cercato di informare quanta più gente possibile su quanto si stava perpetrando a nostro danno, smascherando un vero e proprio misfatto. Da fatto isolato però quel crimine diventava condiviso, un fatto collettivo, pubblico che ha determinato, in chi come noi ha una sana coscienza ed ha disinteressatamente a cuore le sorti della nostra Terra, più di una frattura nei rapporti e nelle relazioni sociali con le istituzioni e nei confronti di quanti ambivano al raggiungimento del proprio lucroso scopo. E proprio per questo, ancora oggi, il nostro Comitato dubita - assumendo una posizione di stand-by - che esista una “giustizia” in grado di sanare quelle fratture. Infatti, è quotidianamente sotto i nostri occhi che purtroppo “la politica del non senso” la fa ancora da padrone e non finisce mai di stupirci, richiedendo una vigilanza ed un presidio particolarmente diligenti, con monitoraggi costanti su tutte le attività nel mirino degli insaziabili predatori con cui siamo obbligati ad avere a che fare. Quindi, se da una parte si è vinta una battaglia, mai distogliere l'attenzione dai loschi figuri che gravitano attorno a qualunque business legato al consumo del nostro territorio. Ricordiamoci che siamo noi, comuni cittadini, l’ultimo baluardo a difesa dei nostri interessi, e non ci possiamo fidare di nessuno. E’ questo l’insegnamento più importante che abbiamo tratto da questa impegnativa esperienza. E, ad oggi, mai verità si è rivelata più giusta.
Infatti, dall'altra parte guardiamo al Piano Energetico con grande preoccupazione perché la “metanizzazione dell’isola”non è stata abbandonata, anzi è contemplata anche se in forma diversa e comunque impattante!!! Ancora reti da costruire, ancora bacini, ancora metano...Siamo ancora a questo punto? Ma per chi e che cosa? Inoltre, suscitando anche ilarita' presso la stessa Unione Europea, si parla ancora di centrali a carbone, di costruire nuove centrali solari termodinamiche che sottrarrebbero vaste aree agricole per produrre ancora energia, di biomasse e di chimica verde! Ma quanta energia vogliamo produrre? A cosa ci serve tutto questo se la Sardegna, come sanno anche i bambini, produce già più energia di quanto ne consumi e abbiamo un surplus del 43% nella produzione che viene esportato? Noi lo sappiamo! Serve soltanto a creare miseria e ulteriore disperazione per i sardi e ulteriore ricchezza e potere per i predatori che cingono d'assedio la nostra Isola, con la complicita' di una «classe politica» senza vergogna. E, purtroppo, i fatti ed i numeri ci danno tristemente ragione.


E ADESSO ECCO IL FANTASMA DEL GEOTERMICO
Come se ciò non bastasse tra gli allegati del Piano Energetico vi è un altro elemento poco rassicurante! L'inclusione di una "Relazione geotermica" che, facendo aleggiare sopra di noi il fantasma delle trivelle, inserisce nelle azioni e nelle proposte di ricerca la"produzione di energia geotermica" e ci dice chiaramente che la nostra Isola è ancora considerata terra di conquista di e sperimentazione ai danni dell'ambiente e dei cittadini. Non possiamo proprio dormire sonni tranquilli!!!
NOI DICIAMO NO A QUALUNQUE ATTIVITA' DI QUESTO TIPO
Sull’argomento, come è noto, siamo in attesa della pronuncia da parte del Consiglio di Stato in merito al ricorso presentato dalla Società Saras S.p.A. sul Progetto Eleonora. Infatti, la Società petrolifera ha pensato bene di agire contro la sentenza del Tar Sardegna che ne ha bocciato il Piano. Ma secondo voi è normale che dopo circa 10 anni di lotta e proteste, a suon di carte bollate e presidi vari del territorio, il progetto riguardante l’attività di perforazione esplorativa per la ricerca di gas naturale nel suolo di Arborea si trovi ancora a questo punto? Certo, se stiamo a ben vedere coloro che lo hanno sempre osteggiato, manifestando tenacemente la loro contrarietà, sono“solo” la popolazione locale e quel che resta delle povere imprese e delle organizzazioni agricole. Mettiamoci pure il contributo dei nostri “colleghi” facenti parte di altri noti Comitati e il quadro è completo. Ben si comprende che si tratta di lotte impari e di grandi e lucrosi interessi in gioco altrettanto sbilanciati. Dobbiamo però acquisire la consapevolezza che, almeno ad oggi, è sempre più spesso il cittadino comune a costituire l’unica e forse ultima barriera da frapporre a questi interessi predatori. 

MOBILITIAMOCI!!
Rivolgiamo un invito pieno di speranza a tutti i cittadini, le associazioni, i movimenti e i Comitati spontanei dislocati sull’intero territorio regionale affinche' si impegnino al riguardo, anche manifestando il proprio dissenso ma attraverso la presentazione delle proprie osservazioni nei modi e nei tempi previsti.
Dunque, rimbochiamoci le maniche, sciroppiamoci qualche centinaio di pagine di follia pura, e, entro il 28 marzo 2016, sommergiamo gli uffici della Regione Sardegna con una marea di osservazioni contrarie al PEARS!
La legge, infatti, prevede che chiunque abbia interesse, anche per la tutela degli interessi diffusi, può presentare osservazioni, suggerimenti e proposte, fornendo nuovi e ulteriori elementi conoscitivi e valutativi all'amministrazione regionale. Ciò rientra nella Valutazione Ambientale Strategica a cui il Piano è sottoposto, e durante la quale è appunto contemplata la partecipazione della popolazione, come previsto dalle norme comunitarie e nazionali in materia di coinvolgimento dei cittadini e delle parti interessate.
Ricordiamo che le osservazioni dovranno essere presentate al Servizio Energia ed Economia Verde - Assessorato Industria – Viale Trento, 69 - 09100 Cagliari -industria@pec.regione.sardegna.it - e al Servizio Valutazioni Ambientali - Assessorato della Difesa dell'Ambiente - via Roma 80 09123 Cagliari – difesa.ambiente@pec.regione.sardegna.it - entro il termine di 60 giorni succitato (ovvero entro il 28 marzo 2016).
Presentare tante, accese e, per quanto e' possibile, qualificate osservazioni per ora è l'unico modo in cui i cittadini possono intervenire per dire la loro opinione, ed eventualmente opporsi a quanto stabilito dal Piano.
Detto in parole povere chi tace acconsente, perciò se nessuno si oppone e tutti tacciono il Piano va avanti con le opzioni previste!
Ricordiamo a tutti che abbiamo poco tempo: il termine scade il 28 marzo 2016.
Perciò coraggio e diamoci da fare!!!

INFINE....UN BEL "SI" AL REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016 CONTRO LE TRIVELLE
E non dimentichiamoci assolutamente che il prossimo 17 aprile occorrerà rispondere al quesito referendario nazionale sul tema delle trivellazioni off-shore.

giovedì 25 febbraio 2016

GAS: ennesima uscita annuale dei sindacati

Vorremmo farne a meno ma, per dovere di cronaca,  pubblichiamo l'ennesima uscita annuale dei sindacati sardi sul GAS. Prima c'era il GALSI, adesso si tratta semplicemente di METANIZZAZIONE. Tutto fa brodo per loro, una cosa vale l'altra. L'importante e' far capire che "stanno sul pezzo". 
Anche questa volta si tratta del solito, noioso, comunicato stampa che si ripete ormai da decenni ed in cui si chiede alla Regione di "far presto" sulla metanizzazione. Nemmeno un numerino tanto per capire. Nessuna proposta concreta. Nessuna idea, tantomeno un progetto, un programma, uno straccio di documento tecnicamente affidabile. Mentre in altre regioni d'Europa si fanno passi da gigante in campo energetico, anche grazie al sostegno dell'UE, alle nuove tecnologie e in linea con gli accordi di Parigi, in Sardegna si continua a sperperare - o restituire - danaro europeo ma si mendica ancora il gas a suon di comunicati stampa. Ed infatti i risultati sono davanti agli occhi di tutti. 
Una cosa e' comunque certa. La grave crisi economica e la decadenza di valori che colpisce la nostra Isola ha un responsabile: LA MANCANZA DI METANO!

Energia: Cgil-Cisl-Uil, su metano Regione decida entro marzo
Sindacati categoria attaccano, 'di indecisionismo si muore'
(ANSA) - CAGLIARI, 23 FEB - Cgil, Cisl e Uil sollecitano la
Regione "ad assumere una decisione definitiva sui tempi e sulle
modalità per portare il metano nell'Isola non oltre il prossimo
mese di marzo, anche perché siamo convinti che coloro che sono
stati eletti per assumersi delle responsabilità non possano
sfuggire al dovere di decidere in tempi adeguati nell'interesse
della Sardegna". I tre sindacati ritengono, infatti, che il Piano Energetico
approvato dalla Giunta regionale sia "preparatorio ad un
progetto di sviluppo generale della Sardegna, ma contenga un
grave limite, quello cioè di non indicare nell'immediato il
percorso, i tempi e le modalità, per portare il metano
nell'Isola". "Di indecisionismo si muore e i ritardi sul metano, che
danneggiano i cittadini e le imprese, rischiano di essere fatali
per un sistema produttivo tutto da rilanciare, ragione per cui
essendo fondamentali i tempi di assunzione delle decisioni è
opportuno fare una scelta precisa e definitiva - attaccano i
segretari regionali Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil,
Giacomo Migheli, Marco Nappi e Tore Sini - per quanto ci
riguarda il metano deve arrivare in tempi stretti e a prezzi
competitivi e la rigassificazione è l'unica scelta in grado di
garantire l'approvvigionamento in un tempo relativamente breve e
a un prezzo certamente competitivo". Infine Migheli, Nappi e Sini sostengono che "la nuova
programmazione energetica regionale passa anche attraverso la
graduale riconversione delle centrali elettriche esistenti, Ep
Fiumesanto, Enel Portovesme, Ottana Energia, per cui non è più
rinviabile nel tempo l'avvio degli interventi di
riqualificazione tecnologica, finalizzati a una maggiore
sostenibilità ambientale e competitività economica, prevedendo
anche interventi di ammodernamento e sicurezza della rete
elettrica sarda". (ANSA).

domenica 14 febbraio 2016

L'impatto degli accordi di Parigi sulle politiche energetiche e ambientali europee

 
Ecco il discorso di Miguel Arias Cañete, commissario europeo per l'azione per il clima e l'energia , circa l'impatto dell'accordo di Parigi sulle politiche energetiche e ambientali europee (How will the Paris agreement impact EU climate and energy policies?). Il discorso si e' tenuto a Bruxelles l'8 febbraio scorso nella sede di "Bruegel", importante"think tank" (contenitore di pensiero) europeo.
Da sottolineare il fatto che sia lo stesso Commissario europeo a rimarcare che l'Accordo di Parigi: "first of all, it sends a clear signal to investors, businesses, and policy-makers that the global transition to clean energy is here to stay and that resources have to shift away from fossil fuels"......Poiche' i "policy-makers" (politici) sardi, solitamente con la boccuccia piena di Europa, non sembrano aver ben colto il significato di quell'Accordo (visti gli investimenti in gasdotti, inceneritori e centrali a carbone che fanno della Sardegna la burletta d'Europa), sarebbe il caso di insistere, magari attraverso una traduzione giurata del discorso di Cañete!

lunedì 14 dicembre 2015

GLI ACCORDI DI PARIGI SUL CLIMA E UN GRAZIE AL COMITATO PROSARDEGNANOGASDOTTO!!!



Grazie, grazie, grazie a tutti/e coloro che durante questi lunghi anni hanno sostenuto e lottato con il Comitato Pro-SardegnaNoGasdotto per evitare l'ennesimo scempio ai danni della nostra Terra: la realizzazione di un GASDOTTO che l'avrebbe tranciata in due inutilmente.
Insieme abbiamo evitato non solo un fendente mortale che avrebbe ferito a morte la nostra Isola ma anche un danno economico di proporzioni mai viste! Un "investimento" di oltre 10.000.000 di €, di cui 150 milioni direttamente dalle nostre tasche, spesi per tentare di realizzare un'opera assolutamente inutile!
Lo dimostrano definitivamente gli accordi conclusi qualche giorno fa a Parigi.
“Emissioni umane nette zero” (net-zero human emissions), così si chiama la svolta epocale, ovvero il punto di equilibrio tra ciò che immettiamo nell’aria e ciò che riassorbiamo. E non appena l’accordo di Parigi arriverà fra le mani dei legislatori, le energie pulite saranno semplicemente il modo migliore, più economico e più efficace per raggiungere questo obiettivo. Questo accordo è lo strumento di cui avevamo bisogno per costruire un futuro sicuro per le prossime generazioni."
Oltre a cio', gli accordi prevedono anche:
  • Almeno 100 miliardi di finanziamenti dal 2020 per garantire un sostegno continuo ai Paesi in via di sviluppo;
  • L’impegno a un nuovo vertice ogni 5 anni per aumentare l’ambizione degli impegni presi e avvicinarsi sempre più al giorno in cui un mondo a emissioni nette zero diventerà realtà;
  • Un accordo globale che dice che il cambiamento climatico è un problema mondiale, che necessita della cooperazione di tutti, dall’Arabia Saudita al Senegal alla Sardegna, per dare un futuro all’umanità.
Ma, soprattutto, dal vertice arriva un messaggio chiaro ed inequivocabile agli investitori ed alle pubbliche amministrazioni di tutto il mondo: puntare sui combustibili fossili è denaro perso. È la tecnologia che ci porterà al 100% di energie pulite quella su cui devono investire.
Ma, a seguito di questo accordo mondiale, definito da molti un "momento storico" che segna lo spartiacque tra l’era dei combustibili fossili e quella delle energia pulite, ci piacerebbe conoscere l'opinione di coloro che, testardamente e nonostante la morte annunciata del progetto GALSI, proseguono invece imperterriti sulla via del degrado e del malessere, attraverso: "...il progetto metano...800 milioni di opere per i 37 bacini, 440 milioni circa di investimenti privati e220 milioni di risorse pubbliche...".  Parliamo di Pigliaru, di Paci e di Mariagrazia Piras...Esponenti dell'attuale giunta regionale che, dopo decenni, ha partorito in casa una specie di "piano energetico" dove, udite udite, la Sardegna dovrebbe diventare "il modello di riferimento europeo nel quale rendere operative in anticipo le nuove tecnologie......". Peccato che, mentre il Mondo intero cercava con difficolta' di mettersi d'accordo sul futuro energetico del Pianeta, in Sardegna Pigliaru rilanciava un gasdotto con la Toscana, complice il suo governatore, Enrico Rossi, "molto interessato e favorevole". 
Cio' significa che non possiamo abbassare la guardia, in Sardegna siamo capaci di tutto!
In ogni caso, adesso sara' tutto piu' difficile e, forse, chi manderemo a governare in futuro avra' le caratteristiche minime richieste da sempre a un buon politico e amministratore: capacita', onesta' e lungimiranza.
Comunque grazie a tutti/e, di cuore.
Con il nostro impegno concreto, armati di proiettore, slides e pc portatile, per diversi anni abbiamo girato la Sardegna in lungo e largo per spiegare alla gente - anche con la complicita' di amministratori che alla loro Terra ci tengono - il danno che stavano per subire senza saperlo. Con il nostro Blog abbiamo informato e commentato (non senza riderci sopra) cio' che accadeva, sostituendoci alle colpevoli istituzioni ed ai giornaletti locali.....Non c'e' stata manifestazione o convegnetto truccato che non ci abbia visto presenti, a volte con garbo e a volte con urla di indignazione. Ma ci siamo spinti oltre, sino a partecipare alla realizzazione di un film sullo scempio GALSI, proiettandolo e commentandolo in giro per la Sardegna.
Senza tutti noi, probabilmente, GALSI SpA; Regione Sardegna con Soru, Cappellacci e la mitica assessora Zedda, Mauretto Pili &C; la SFIRS; finte associazioni ambientaliste come Legambiente; il sindaco di S. Giovanni Suergiu finito poi in carcere; degni rappresentanti della regione piu' inquinata d'Italia, tipo Tore Cherchi; il partito democratico e consiglieri regionali del calibro di Giampiero (Giampino) Diana; l'Unione Sarda, la Nuova Sardegna e Videolina (che ci ospito' in una trasmissione pro-gasdotto, condotta da uno dei maestri della disinformazione: Emanuele Dessì); il governo italiano, con Renzi ed i suoi "comitatini"; la Commissione Europea preda delle lobby, anche se il Parlamento europeo ci ha ascoltato con attenzione, nonostante europarlamentari per caso tipo Giommaria Uggias;  l'industria sarda allo sbando di Alberto Scanu, e varie ed eventuali "associazioni di categoria" rivolte a corrodere il gia' debole tessuto imprenditoriale della Sardegna; oltre a improbabili sindacati e sindacalisti;......etc..etc...Avrebbero iniziato i lavori e oggi la nostra Isola sarebbe sventrata da enormi trincee, con la 131 ulteriormente fracassata, i corsi d'acqua ed i ponti interrotti, cosi' come le poche linee ferroviarie. Interi vigneti distrutti, zone di pregio archeologico e ambiantale violentate e sventrate, cosi' come i villaggi che avevano la "fortuna" di trovarsi in mezzo al tracciato...Cio' per anni, anni ed anni. Uno sfascio senza fine, evitato da tutti noi.
Grazie.


lunedì 5 ottobre 2015

La giunta regionale finalmente partorisce l'ennesimo PEARS

COMUNICATO STAMPA
Cagliari, 2 ottobre 2015 – La Giunta Regionale, su proposta dell’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras, ha approvato definitivamente le Linee di indirizzo strategico del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEARS), già adottate dall’esecutivo alla fine di luglio scorso. In questi ultimi due mesi e mezzo, la Regione attraverso il portale web Sardegna ParteciPA, ha sottoposto alla consultazione pubblica sia la strategia sia le linee di indirizzo del PEARS. Nello stesso periodo, l’assessorato dell’Industria ha incontrato i vertici regionali delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali che ne hanno fatto richiesta per un primo confronto con il partenariato istituzionale, economico e sociale. Il confronto proseguirà sia durante la predisposizione della proposta tecnica sia nel corso del procedimento di VAS. Nell’attuale fase di revisione si è già tenuto conto di alcune osservazioni e di diverse proposte. Il cuore delle linee strategiche è la metanizzazione della Sardegna e il piano prevederà una corsia a sé per il metano. I concetti guida saranno la distribuzione della risorsa là dove richiesta e necessaria a costi comparabili a quelli presenti sul territorio nazionale e la minimizzazione dei rischi connessi alla presenza di una domanda potenzialmente limitata e distribuita. Gli altri pilastri sono l’efficientamento energetico e il sostegno allo sviluppo di energie rinnovabili con l’obiettivo di riequilibrare la produzione destinata al consumo elettrico, termico e dei trasporti. "La Regione – ha detto l’assessore Piras – prosegue nel percorso tracciato in questi mesi. Vogliamo allinearci alle politiche energetiche già definite a livello europeo e trasformare il sistema energetico regionale per favorire la competitività e rilanciare il sistema sociale ed economico della Sardegna”.
Ecco, alla fine hanno partorito l'ennesima perla energetico-ambientale-programmatica. L'obiettivo e', ovviamente, la mitica "competitivita'". Finalmente una giunta regionale che fornisce delle risposte! Dopo qualche decennio di inutili tentativi, oggi sappiamo bene quando e come diventeremo "competitivi".  Arriva il "rilancio" anche per il "sistema sociale" (che questa volta viene messo prima di quello "economico"....un autentico miracolo di comunicazione!!!), dopo diversi decenni di attesa inutile e sofferta.
Nel porgere i piu' vivi complimenti, ricordiamo giusto qualche concetto a proposito dei "processi di consultazione pubblica" avviati dalla Regione Sardegna in vari ambiti: 

Il problema principale - a parte la mancanza di comunicazione, l'assenza totale di informazioni e il tempo limitatissimo per presentare pareri - è che dei pareri forniti dai cittadini, dalle associazioni, dai comitati, etc..Non se ne tiene affatto conto e servono soltanto a far vedere che consultazione c'è stata.
Soprattutto davanti all'UE che, peraltro, nella nuova programmazione da al partenariato un ruolo ancora più importante e verifica che questo sia stato coinvolto veramente nel processo di decisione. E' per tale motivo che leggiamo sul sito della Regione cose del genere:
  • ............Il Partenariato è un attore molto importante delle politiche di sviluppo finanziate dall’Unione europea. Riunisce le forze economico-sociali attive sul territorio e rappresentative della realtà locale: istituzioni, associazioni di categoria e sindacali, rappresentanti della società civile quali, ed esempio, associazioni ambientali, organizzazioni non governative, organismi responsabili della promozione dell’uguaglianza e della non discriminazione.
  • Con l’avanzare dei cicli di programmazione comunitaria, il ruolo del Partenariato ha acquistato sempre maggiore rilevanza, fino a diventare – nel periodo 2014-2020 – uno strumento fondamentale per la realizzazione della strategia "Europa 2020".
  • I Regolamenti comunitari comunitari 2014-2020 rimarcano infatti la necessità di coinvolgere gli stakeholders, ovvero i portatori di interesse in tutto il ciclo della policy: dalla preparazione del Programma, alle diverse fasi della sua attuazione, dal monitoraggio dei progetti e delle procedure, alla valutazione dei risultati.
Ed ecco due link dove si tenta di convincere i cittadini sardi che l'approccio regionale e' realmente partecipato e che questi contano veramente qualcosa:
Bello vero? E invece, purtroppo, si tratta solo di un gran specchietto per le allodole. Infatti ti viene quasi da crederci! Tu partecipi ingenuamente al "processo decisionale", presenti la tua proposta, fai le tue osservazioni, vai ai convegni, etc... Ebbene: il tuo impegno diventa solo e unicamente materiale da mostrare alla  Commissione Europea per documentare e provare che c'e' stato il coinvolgimento dei cittadini e che le procedure sono state rispettate!!!
Oltre a cio', il fatto sostanziale però è, appunto, che quest'ennesima consultazione sul PEARS, qualora vi fosse anche il tempo e l'informazione opportuna, di fatto non entrerebbe comunque nella programmazione reale che viene decisa, come sempre, a livello esclusivamente "politico" e.......quindi.....: ci sentiamo tutti "presi in giro"!

domenica 20 settembre 2015

SLIDE PER DOCUMENTARE LA TRANSIZIONE DEI FOSSILI AL SOLE


Ecco un utile strumento per sostenere e documentare la necessità di orientare l’attuale sistema energetico, centralizzato e basato sulle fonti fossili e sul nucleare, verso energie rinnovabili decentrate sul territorio.
(si ringrazia: http://www.energiafelice.it )
Si tratta di una sequenza logica di 462 slide in formato PowerPoint suddivise in 8 sezioni . I dati esposti in grafici, immagini, proposizioni sintetiche, sono i più aggiornati disponibili e possono essere organizzati e utilizzati liberamente. L’accesso è libero e gratuito, sia per scopi didattici, che di documentazione e come supporto a ricerche.
Il filo conduttore è quello esposto nel libro “Cercare il sole. Dopo Fukushima” (2011) di Agostinelli, Meregalli e Tronconi, edito da EDIESSE. L’energia è trattata come un bene comune e sono valutati i risvolti della stessa sia sul piano ambientale che climatico, nonché considerati gli effetti per l’economia e il lavoro. Il modello della crescita indefinita è analizzato come percorso senza via d’uscita e sono ampiamente trattate le implicazioni di nuovi stili di vita, di minori consumi di materia ed energia, della prevalenza della vita sull’economia.
Le sezioni in cui il database è suddiviso sono:
Ogni sezione è indipendente e contribuisce a un insieme di 8 presentazioni da affiancare alle 462 slides complete per una ricca documentazione “free”.
Le presentazioni sono state compilate da Mario Agostinelli (agostinelli.mario@gmail.com) su materiale per la maggior parte elaborato originalmente. Per le slides scambiate in occasione di incontri e dibattiti, si ringraziano gli autori che le hanno rese disponibili.

I PDF SCARICABILI

LA PUBBLICITA' INGANNEVOLE DELLA SOGIN

foto di EuYou - L'Europa che vogliamo.
di Alfonso Navarra (Energia Felice - www.energiafelice.it)

La pubblicità della SOGIN, che possiamo vedere in spot televisivi e leggere su paginoni acquistati persino sul "Manifesto", ci sta mettendo in avviso: arriva il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che finalmente "oggi possiamo fare insieme in modo trasparente".
(Vai su www.depositonazionale.it)
La trasparenza, secondo proprio l'ufficio Stampa SOGIN, sarebbe necessaria per per evitare una Scanzano bis, quando nel 2003 la scelta del sito fu imposta dall'alto e poi dovette essere revocata per la mobilitazione popolare (14 giorni di blocchi stradali e ferroviari in Basilicata), ma anche per gravi errori tecnici.
Osserva Ennio Remondino sul sito web Megachip: "Più che trasparenza, sembra prudenza esercitata anche ad alti costi (3,2 milioni di euro). Promuovi con mille prudenze, uno spot dopo l'altro, la partita del Deposito nazionale di scorie nucleari, ma in realtà non informi sulla sostanza".
La sostanza è quella di una GRANDE OPERA INUTILE, di una operazione costosissima (1,5 miliardi preventivati, ma sicuramente vedremo crescere il budget) che semina l'illusione di tenere a bada un problema, quello dell'inquinamento radioattivo, in realtà aggravandolo, di un impatto ambientale pari a quello di migliaia di inceneritori concentrati nello stesso posto ma prolungato per tempi "geologici", non storici!
(Ricordiamo, per chi ha dimenticato le nozioni liceali, che, tanto per fare un esempio, il plutonio resta pericoloso per 200.000 anni dimezzandosi in circa 25.000; la diossina, la sostanza chimica più tossica e nociva per l'ambiente, invece si degrada in appena 1.000 anni! 1 grammo di plutonio, ottimalmente distribuito, può provocare 18 milioni di tumori al polmone; gli effetti cancerogeni della diossina non vanno sottovalutati ma non sono assolutamente comparabili, se mettiamo in conto pesi minuscoli della sostanza).
Il piano governativo, di cui la SOGIN è soggetto attuatore - ed anche, di fatto, controllore - prevede la realizzazione di un deposito unico nazionale per la bassa e media attività (prima e seconda categoria, 75.000 metri cubi), dalla durata di 300 anni, ma che ospiti, “temporaneamente di lungo periodo” (70-100 anni) anche i rifiuti ad alta attività (terza categoria, 15.000 metri cubi). Per questi ultimi le linee guida dell’Agenzia di Vienna (IAEA) prevedono la sistemazione in depositi geologici profondi, ma una soluzione di questo genere non è ancora mai IN NESSUNA PARTE DEL MONDO stata messa in opera e testata per un tempo sufficientemente lungo.
Dovrebbe essere noto - e notificato dalla stampa seria - che non esiste ancora una “soluzione” per i rifiuti di alta attività, che rimangono uno dei nodi irrisolti - ed irrisolvibili per chissà quanto tempo - dell’industria nucleare nel mondo (il cui ciclo è inestricabilmente connesso alle attività militari).
Abbiamo quindi una particolarità dell'Italia: è il primo Paese che sperimenterà (speriamo di no) la messa assieme dei rifiuti di bassa e media con quelli di alta attività!
Questo avverrà, dopo la selezione dei siti potenzialmente idonei, con una “gara” tra i Comuni che vogliono ospitare il Deposito. La pubblicazione della mappa di questi siti idonei era stata annunciata ad aprile, poi è stata spostata ad agosto, dopo le elezioni regionali, quindi a settembre... aspettiamo ancora fiduciosi nella rimozione dello strategico, delicatissimo e ferale segreto!
Sarebbe - la mappa - una versione preliminare di un documento chiamato "CNAPI" (sta per "Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee"), che dovrebbe essere sottoposto a consultazione imitando il "debat public" francese, fino all'approvazione definitiva prevista nel giugno 2016.
Le "compensazioni" offerte - che si dichiara non siano in cambio della sicurezza, ma del “fastidio” arrecato alle comunità - ce la faranno a convincere le comunità locali ad accettare l'insediamento?
Pare che comunque - la fonte che ho è della Confederazione COBAS - Massafra in Puglia si sia già fatta avanti! Ma in generale nei territori sta montando la protesta: Puglia, Basilicata, Sicilia e specialmente la Sardegna sono già sul piede di guerra.
Ma questo famoso sito unico ce lo chiede poi l'Europa? a dire il vero, la normativa europea non ci obbliga al deposito nazionale ma semplicemente ad elaborare un piano razionale di gestione. Ritorniamo dunque al punto vero. Abbiamo di fronte l'ennesimo GRANDE BARACCONE, deposito più Parco Tecnologico, 10 ettari di superficie coperti da una costruzione alta 5 piani, per miliardi da buttare nelle tasche dei soliti "amici degli amici".
Ma non siamo affatto obbligati ad una scelta che gli stessi USA non stanno seguendo!
Di recente, la Nuclear Regulatory Commission statunitense ha risposto a un quesito dell’Alta Corte USA: che fare se il Deposito geologico di Yucca Mountain (quello che nel best seller dell'ex ecologista Cravens avrebbe dovuto "salvare il mondo") non si dovesse realizzare (dopo miliardi di dollari buttati, mi permetto di aggiungere)? La risposta dell'organo americano è che, modificando la gestione dei siti, la parte più delicata e pericolosa dell’intero ciclo nucleare, il combustibile irraggiato (negli USA il ritrattamento del combustibile è stato fermato dal 1977) può essere STOCCATO A SECCO NEI SITI ATTUALI. Senza entrare nel merito della pronuncia della NRC, i rifiuti di bassa e media attività rappresentano un rischio infinitamente minore del combustibile irraggiato: se fossimo nel pieno del dibattito sulla scelta del sito, questa decisione della NRC può in un certo senso "sdoganare" il trattamento delle scorie là dove attualmemnte sono, senza bisogno di concentrarle in un unico posto.
E senza bisogno degli altrettanto inutili e pericolossissimi trasporti nucleari delle scorie radioattive verso la Francia, da Saluggia (Eurex) e Trino (ex centrale nucleare), a Les Hague, dove, con la tecnologia PUREX, un po' di plutonio viene ricavato e destinato alle bombe nucleari francesi.
Possiamo infine fidarci del nostro governo e delle nostre istituzioni, fiducia che si deve basare sui fatti e non può certamente essere assicurata da campagne pubblicitarie farlocche?
Ad esempio, all’Eurex di Saluggia, che ho appena citato, il sito più critico tra quelli esistenti, "il posto più pericoloso in Italia per gli italiani tutti", ci sono ancora rifiuti nucleari ad alta attività liquidi. Greenpeace ne chiede la cementazione che avrebbe già dovuto essere completata lustri fa. Ma qui occorre andare ben oltre: così come non si può costruire una centrale nucleare sulle pendici di un vulcano, non si può mantenere un deposito nucleare in una zona in cui gli eventi alluvionali sono la regola. E, udite udite, la mafia dell'EXPO (Frigerio, Greganti, Grillo e Cattozzo) avrebbe, tanto per cambiare, preso appalti dietro tangenti persino a Saluggia! La nostra sicurezza, allora, è in ottime mani e, come reacitano gli spot della SOGIN, possiamo dormire sonni assolutamente tranquilli. Fino al prossimo disastro annunciato.
POST SCRIPTUM: Sabato 26 settembre a Villar Focchiardo - Valle di Susa - la discussione di un Seminario antinucleare (che inizia il 25 settembre sul "diritto al disarmo nucleare") è più focalizzata sull'attuazione del referendum del 2011, quindi sul deposito unico dei rifiuti radioattivi e sui trasporti nucleari che attraversano la Valle.

foto di EuYou - L'Europa che vogliamo.LA PUBBLICITA' INGANNEVOLE DELLA SOGIN

foto di EuYou - L'Europa che vogliamo.
di Alfonso Navarra (Energia Felice - www.energiafelice.it)

La pubblicità della SOGIN, che possiamo vedere in spot televisivi e leggere su paginoni acquistati persino sul "Manifesto", ci sta mettendo in avviso: arriva il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che finalmente "oggi possiamo fare insieme in modo trasparente".
(Vai su www.depositonazionale.it)
La trasparenza, secondo proprio l'ufficio Stampa SOGIN, sarebbe necessaria per per evitare una Scanzano bis, quando nel 2003 la scelta del sito fu imposta dall'alto e poi dovette essere revocata per la mobilitazione popolare (14 giorni di blocchi stradali e ferroviari in Basilicata), ma anche per gravi errori tecnici.
Osserva Ennio Remondino sul sito web Megachip: "Più che trasparenza, sembra prudenza esercitata anche ad alti costi (3,2 milioni di euro). Promuovi con mille prudenze, uno spot dopo l'altro, la partita del Deposito nazionale di scorie nucleari, ma in realtà non informi sulla sostanza".
La sostanza è quella di una GRANDE OPERA INUTILE, di una operazione costosissima (1,5 miliardi preventivati, ma sicuramente vedremo crescere il budget) che semina l'illusione di tenere a bada un problema, quello dell'inquinamento radioattivo, in realtà aggravandolo, di un impatto ambientale pari a quello di migliaia di inceneritori concentrati nello stesso posto ma prolungato per tempi "geologici", non storici!
(Ricordiamo, per chi ha dimenticato le nozioni liceali, che, tanto per fare un esempio, il plutonio resta pericoloso per 200.000 anni dimezzandosi in circa 25.000; la diossina, la sostanza chimica più tossica e nociva per l'ambiente, invece si degrada in appena 1.000 anni! 1 grammo di plutonio, ottimalmente distribuito, può provocare 18 milioni di tumori al polmone; gli effetti cancerogeni della diossina non vanno sottovalutati ma non sono assolutamente comparabili, se mettiamo in conto pesi minuscoli della sostanza).
Il piano governativo, di cui la SOGIN è soggetto attuatore - ed anche, di fatto, controllore - prevede la realizzazione di un deposito unico nazionale per la bassa e media attività (prima e seconda categoria, 75.000 metri cubi), dalla durata di 300 anni, ma che ospiti, “temporaneamente di lungo periodo” (70-100 anni) anche i rifiuti ad alta attività (terza categoria, 15.000 metri cubi). Per questi ultimi le linee guida dell’Agenzia di Vienna (IAEA) prevedono la sistemazione in depositi geologici profondi, ma una soluzione di questo genere non è ancora mai IN NESSUNA PARTE DEL MONDO stata messa in opera e testata per un tempo sufficientemente lungo.
Dovrebbe essere noto - e notificato dalla stampa seria - che non esiste ancora una “soluzione” per i rifiuti di alta attività, che rimangono uno dei nodi irrisolti - ed irrisolvibili per chissà quanto tempo - dell’industria nucleare nel mondo (il cui ciclo è inestricabilmente connesso alle attività militari).
Abbiamo quindi una particolarità dell'Italia: è il primo Paese che sperimenterà (speriamo di no) la messa assieme dei rifiuti di bassa e media con quelli di alta attività!
Questo avverrà, dopo la selezione dei siti potenzialmente idonei, con una “gara” tra i Comuni che vogliono ospitare il Deposito. La pubblicazione della mappa di questi siti idonei era stata annunciata ad aprile, poi è stata spostata ad agosto, dopo le elezioni regionali, quindi a settembre... aspettiamo ancora fiduciosi nella rimozione dello strategico, delicatissimo e ferale segreto!
Sarebbe - la mappa - una versione preliminare di un documento chiamato "CNAPI" (sta per "Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee"), che dovrebbe essere sottoposto a consultazione imitando il "debat public" francese, fino all'approvazione definitiva prevista nel giugno 2016.
Le "compensazioni" offerte - che si dichiara non siano in cambio della sicurezza, ma del “fastidio” arrecato alle comunità - ce la faranno a convincere le comunità locali ad accettare l'insediamento?
Pare che comunque - la fonte che ho è della Confederazione COBAS - Massafra in Puglia si sia già fatta avanti! Ma in generale nei territori sta montando la protesta: Puglia, Basilicata, Sicilia e specialmente la Sardegna sono già sul piede di guerra.
Ma questo famoso sito unico ce lo chiede poi l'Europa? a dire il vero, la normativa europea non ci obbliga al deposito nazionale ma semplicemente ad elaborare un piano razionale di gestione. Ritorniamo dunque al punto vero. Abbiamo di fronte l'ennesimo GRANDE BARACCONE, deposito più Parco Tecnologico, 10 ettari di superficie coperti da una costruzione alta 5 piani, per miliardi da buttare nelle tasche dei soliti "amici degli amici".
Ma non siamo affatto obbligati ad una scelta che gli stessi USA non stanno seguendo!
Di recente, la Nuclear Regulatory Commission statunitense ha risposto a un quesito dell’Alta Corte USA: che fare se il Deposito geologico di Yucca Mountain (quello che nel best seller dell'ex ecologista Cravens avrebbe dovuto "salvare il mondo") non si dovesse realizzare (dopo miliardi di dollari buttati, mi permetto di aggiungere)? La risposta dell'organo americano è che, modificando la gestione dei siti, la parte più delicata e pericolosa dell’intero ciclo nucleare, il combustibile irraggiato (negli USA il ritrattamento del combustibile è stato fermato dal 1977) può essere STOCCATO A SECCO NEI SITI ATTUALI. Senza entrare nel merito della pronuncia della NRC, i rifiuti di bassa e media attività rappresentano un rischio infinitamente minore del combustibile irraggiato: se fossimo nel pieno del dibattito sulla scelta del sito, questa decisione della NRC può in un certo senso "sdoganare" il trattamento delle scorie là dove attualmemnte sono, senza bisogno di concentrarle in un unico posto.
E senza bisogno degli altrettanto inutili e pericolossissimi trasporti nucleari delle scorie radioattive verso la Francia, da Saluggia (Eurex) e Trino (ex centrale nucleare), a Les Hague, dove, con la tecnologia PUREX, un po' di plutonio viene ricavato e destinato alle bombe nucleari francesi.
Possiamo infine fidarci del nostro governo e delle nostre istituzioni, fiducia che si deve basare sui fatti e non può certamente essere assicurata da campagne pubblicitarie farlocche?
Ad esempio, all’Eurex di Saluggia, che ho appena citato, il sito più critico tra quelli esistenti, "il posto più pericoloso in Italia per gli italiani tutti", ci sono ancora rifiuti nucleari ad alta attività liquidi. Greenpeace ne chiede la cementazione che avrebbe già dovuto essere completata lustri fa. Ma qui occorre andare ben oltre: così come non si può costruire una centrale nucleare sulle pendici di un vulcano, non si può mantenere un deposito nucleare in una zona in cui gli eventi alluvionali sono la regola. E, udite udite, la mafia dell'EXPO (Frigerio, Greganti, Grillo e Cattozzo) avrebbe, tanto per cambiare, preso appalti dietro tangenti persino a Saluggia! La nostra sicurezza, allora, è in ottime mani e, come reacitano gli spot della SOGIN, possiamo dormire sonni assolutamente tranquilli. Fino al prossimo disastro annunciato.
POST SCRIPTUM: Sabato 26 settembre a Villar Focchiardo - Valle di Susa - la discussione di un Seminario antinucleare (che inizia il 25 settembre sul "diritto al disarmo nucleare") è più focalizzata sull'attuazione del referendum del 2011, quindi sul deposito unico dei rifiuti radioattivi e sui trasporti nucleari che attraversano la Valle.