venerdì 26 maggio 2017

Ovunque si guardi, siamo dinanzi ad uno sforzo globale senza precedenti....Tranne che in Sardegna

Mentre la Regione Sardegna, in attesa che "le tecnologie siano mature" sventra l'Isola in due con un gasdotto, l'anno scorso, in tutto il mondo, sono stati battuti tutti i record nell'uso di energia pulita .

Il più grande investimento in energia pulita (329 miliardi di dollari nel 2015), la più grande capacità di produrre energia da nuove fonti rinnovabili (un terzo in più rispetto al 2014), il costo più basso mai raggiunto dall'energia solare (in Cile costa la metà del carbone), il più grande periodo di tempo in cui un Paese ha utilizzato esclusivamente energia elettrica da fonti rinnovabili: 113 giorni in Costa Rica.
La velocità del cambiamento verso un'economia pulita è impressionante. Quest'anno, sono stati installati mezzo milione di pannelli solari al giorno, mentre la Cina ha costruito due turbine eoliche all'ora. Centrali eoliche in Danimarca, parchi solari in Marocco, energia dalle onde e dalle maree in Scozia.  
La nostra specie non si è mai impegnata tanto in un compito così vasto.......
Ovunque si guardi, siamo dinanzi ad uno sforzo globale senza precedenti....Tranne che in Sardegna.

EUSEW, la Settimana europea dell'Energia Sostenibile 2017. Auspicata la partecipazione della Regione Sardegna

La Settimana europea dell'Energia Sostenibile 2017(EUSEW), si svolgerà a Bruxelles dal 19 al 25 giugno 2017. A Bruxelles è fortemente auspicata la partecipazione dell'assessora regionale all'industria Piras, magari in compagnia dei suoi collaboratori, consulenti e "ispiratori". La Capitale d'Europa è in fermento in attesa di conoscere i dettagli del progetto innovativo e sostenibile di "Sistema Trasporto Gas Naturale" che questa giunta intende realizzare in Sardegna. Voci di corridoio sussurrano di una specifica sezione "BIG LAUGHS" che verrebbe istituita appositamente per l'occasione. 

mercoledì 24 maggio 2017

Anche in Sardegna la storia si ripete. Ma lo fa con una rapidità impressionante!

 

Illustriamo nel dettaglio l'operazione di "coinvolgimento dei cittadini" nel progetto più impattante che la Sardegna abbia mai tentato di realizzare nella sua storia*

Come è ben noto a tutti (?), diversi giorni fa è scaduto il termine per presentare osservazioni circa il progetto di gasdotto che il governo italiano e le “lobby” energetiche hanno deciso di imporre alla Sardegna a tutti i costi e "costi quel che costi", con la ovvia complicità dell'attuale giunta regionale e della “classe politica” sostenuta da una certa parte della popolazione

Il termine di 60 giorni decorreva dal 16 marzo scorso, data di pubblicazione sull'Unione Sarda (quotidiano ormai conosciuto solo grazie alla ben documentata "pagina dei morti") di un anonimo trafiletto dal titolo genericamente sibillino (“avvio procedura di valutazione di impatto ambientale”) e scritto a caratteri così piccoli che si intravvede chiaramente la volontà di escludere una certa fascia d'etá dalla vicenda!

Successivamente, in data 11 maggio e a pochi giorni dalla scadenza entro cui presentare le “osservazioni”, l'annuncetto è stato pubblicato anche sul sito "Regione Sardegna Ambiente". Anche in questo caso l'operazione non brilla certo perE-Democracy”, dove, hainoi, la Giunta avrebbe scommesso “sul maggiore coinvolgimento di cittadini nelle politiche pubbliche”
 
Ma poichè qui, evidentemente, non si tratta di politiche pubbliche ma di ben altro, noi siamo stati sicuramente tra i pochi impavidi ad andare a frugare nel sito per cercare la documentazione e, per i più curiosi, illustriamo brevemente l'arduo percorso:
- andare sul sito della Regione Sardegna;
- cercare i "siti tematici";
- cliccare su "sardegna ambiente";
- una volta qui cercare "valutazioni ambientali";
- giunti finalmente qui, non cercate gasdotto o roba del genere più complessa ma spingetevi oltre, immaginando una nuova “versione fashion" del termine.
Ed eccovi a: "Valutazione di impatto ambientale per il “Sistema Trasporto Gas Naturale Sardegna – Sezione Centro Sud” ubicato in vari comuni delle province di Oristano, Sud Sardegna e della Città Metropolitana di Cagliari".  
 
Alla fine del giro trovate la documentazione che - in 60 giorni per gli Union-Sardisti e in 5 giorni per il resto dell'Umanità, avreste dovuto leggere con estrema attenzione al fine di presentare eventuali "osservazioni" su quello che dovrebbe essere il progetto più impattante che la Sardegna abbia mai realizzato nella sua storia.

Ecco i documenti. Non siamo riusciti a contare le pagine. Se vi volete divertire fate pure...
 
Ma eventuali osservazioni potevano essere acquisite anche in una serie di "Presentazioni al pubblico", previste nei giorni: 12, 16 e 18 maggio nei Comuni di Carbonia, di Assemini e presso la sede della Provincia di Oristano. Di queste lodevoli e tardive iniziative, ovviamente, nessuno sapeva nulla e, in ogni caso, è meglio evitare commenti. 
Riteniamo comunque che almeno qualche Sindaco o qualche Assessore dei comuni coinvolti vi abbia partecipato e, quindi, sia al corrente del disastro che sta per abbattersi sul suo territorio. 
I motivi per i quali nessun amministratore e nessun abitante dei territori interessati ha reagito - ne reagirà - sono ben noti. 
Gli stessi motivi che ci hanno fatto accettare a braccia aperte perle di "sviluppo, crescita e occupazione" come la FLUORSID, E.On., la SARAS, la "chimica verde", Alcoa, Vinyls, Keller, Rockwool, Carbosulcis, Eurallumina...

Al riguardo, se avete voglia di ridere per non piangere, leggete l'intervista rilasciata dall'assessora regionale all'industria al sito RIENERGIA. Ovviamente, nell'intervista nessun accenno all'impatto di quell'opera sull'ambiente, le risorse culturali e archeologiche, le produzioni agricole di pregio, il turismo...L'assessora, al momento, non prevede inciampi autorizzativi e, sinceramente, non si aspetta problemi di accettabilità sociale. Anche perchè l'unica cosa che i sardi sanno è che “arriverà il gas nelle case e nelle imprese e la bolletta costerà meno dell'ENEL”. Togo, no?
Infine, la responsabile dell'energia per la Sardegna, riferisce finalmente sul nostro futuro:Quando le tecnologie (rinnovabili n.d.r.) saranno mature, ci faremo trovare pronti”. Si sa, noi sardi pretendiamo sempre il meglio e, considerato che nel resto del mondo “cazzeggiano”, noi non abbiamo tempo da perdere!

Ahh, dimenticavo un dettaglio: il sito RIENERGIA è sponsorizzato, tra gli altri, da:
  • Ani Gas
  • Asso Gas
  • Asso Gas Liquidi
  • Unione Petrolifera

 

Anche in Sardegna la storia si ripete. Ma lo fa con una rapidità impressionante!

 

*Prima era il GALSI, oggi è la mitica "Dorsale" (circa 600 kilometri di tubi che sventreranno la Sardegna da Nord a Sud e da Est a Ovest), da decenni  usati dalla "classe politica" sarda come facili slogan, ottimi soprattutto in periodi tristi come questi. Tempi di carestia di idee, di capacità e di progetti concreti per affrontare e risolvere i reali problemi dell'Isola.

giovedì 18 maggio 2017

POLITICA E MEDIA: SOLO RUMORE


(di TRITONE)

Il paventato fendente mortale che nuovamente aleggia minaccioso sul territorio isolano - si chiami dorsale, condotta o gasdotto non importa - impone una riflessione.

Se vogliamo conservare la nostra sovranità non dobbiamo guardare al passato. Se vogliamo restare abbastanza forti da scegliere il nostro destino dobbiamo dotarci di un potere pubblico, ossia di tutti. Dobbiamo dotarci di uno strumento comune della nostra volontà senza il quale non esisterebbe più una sovranità popolare da difendere. Questo perché, in virtù di un semplice rapporto di forze, in futuro sarebbero sempre altri a dettarci le politiche da adottare.
Politica e Media ci vogliono disuniti, confusi e quasi sottomessi affinché proceda spedita la loro connivenza grazie all’ausilio prepotente e straripante dei mezzi di cui possono disporre. Lo scopo? Presto detto: il raggiungimento dei loro interessati obiettivi che, quasi sempre però, difficilmente coincidono con quelli attesi dalla collettività. E’ questo il modo che hanno escogitato per alimentarsi e mantenersi in vita. E poco importa se ci troviamo sul lastrico, ci lamentiamo e ci appaiono all’orizzonte scenari inquietanti.
Noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto ci ostiniamo a combattere queste ingerenze da parecchi anni, ma ci siamo sempre sentiti soli - a volte addirittura sperduti - nella battaglia contro il colosso denominato “potere”. E ancora non sappiamo se - nel nuovo braccio di ferro che tristemente si palesa - ancora possediamo l’energia per opporci. Abbiamo bisogno di aiuto! E’ giunto quindi il momento di mobilitarsi in massa per far loro comprendere che abbiamo capito tutto e non ci stiamo più. Così come dobbiamo fargli capire che non abbiamo bisogno di divisione, né in Italia né tantomeno in Sardegna. Necessitiamo semmai di un’unione sempre più stretta - e certamente anche più politica - quella sana però. Ma da troppo tempo ormai le classi dirigenti non osano promuoverla nel timore, ma anche nella consapevolezza, di non trovare più maggioranze disposte a rieleggerle. Si sappia però che rinunciare all’unità ci conduce alla rovina, a un suicidio collettivo. Stiamo galoppando velocemente in quella direzione, non più al passo bensì al trotto, in una cavalcata folle che è necessario fermare subito, prima del baratro.
Non possiamo consentire più a nessuno di ingannarci. Le “lezioni” impartiteci dalle inefficaci e scadenti classi politiche susseguitesi al potere ci dovrebbero aver insegnato qualcosa. Il mio invito è pertanto quello di metterci alla prova - tutti indistintamente - nel disperato tentativo di tamponare la nuova emorragia che i soliti impuniti stanno procurando.
Dobbiamo attrezzarci per comprendere la portata di ciò che accade intorno a noi, e farci trovare pronti per respingere con forza prepotenze e soprusi - come l’irresponsabile nuovo tentativo di sventrare il nostro territorio per la  posa del metanodotto - se lo riteniamo necessario e vitale per il futuro. Le libertà di cui disponiamo ci offrono tutti gli strumenti giusti per farlo, invece di lasciare carta bianca ai soliti ciarlatani di turno che ci trascinano al declino.
Per ciascuno di noi è pertanto giunto il momento di rimboccarsi le maniche e mobilitarsi. Interessiamoci alla politica e cerchiamo nel nostro piccolo di esserne protagonisti attivi e positivi, rammentando che il benessere e le tutele di cui godiamo - che abbiamo diritto e ottime ragioni di voler mantenere - sono frutto di decenni di lotte politiche e sociali. Non permettiamo a nessuno di rimuoverle.
La salvezza sta nel mettere in comune esperienze sane con capacità sane e non nel principio del “ciascun per se” che finirebbe - come già accade - con lo scagliarci gli uni contro gli altri. Purtroppo siamo pieni di paure e problemi così grandi da farci addirittura confondere l’essenziale con il superfluo, e il tempo che ci resta alla fine della solita giornata trascorsa a mille all’ora è davvero esiguo.
Come fare? Scegliendo fra le nuove generazioni giovani perbene, volonterosi e capaci. Pertanto, questa politica e questi media devono starne fuori. Operazione estremamente difficile, lo so, ma allo stato attuale non intravedo altre possibili soluzioni. Visti i risultati ottenuti, possiamo tranquillamente affermare - senza timore di smentita - che il loro tempo è scaduto. Non hanno più titolo né numeri per chiederci di essere ancora indulgenti con loro.
Se ci pensate, appare quantomeno curioso constatare come entrambe le categorie partano dal presupposto di considerare Male tutto ciò che si oppone al loro potere. Se riflettiamo bene, infatti, loro non applicano un programma, ma ubbidiscono al programma che rende possibile la loro stessa esistenza. E’ quindi Buono tutto ciò che permette la sua realizzazione, anche se questo Buono nel linguaggio comune rientra nella categoria del Male; è invece Cattivo ciò che intralcia o impedisce la realizzazione del programma, anche se questo Cattivo nel linguaggio comune rientra nella categoria del Bene.
L’idea malsana e irresponsabile di devastare irrimediabilmente la nostra isola per la posa del “tubone” lo dimostra: è ritenuta un Bene perché indispensabile ai fini della realizzazione del loro progetto. A prescindere da tutto e tutti. E’ questo il senso del perverso meccanismo.
Per conservare la nostra terra almeno così come è bisogna combattere senza timori o reverenze, altrimenti è la fine. Troppi anni di malgoverno ci hanno ridotti sul lastrico e messi nella condizione di pietire ormai tutto. Siamo spalle al muro, e tutto quello che ci resta è il nostro territorio. Ebbene, che nessuno osi più toccarcelo, basta e avanza così. E’ questo il messaggio - se vogliamo, anche velatamente intimidatorio - che deve passare, e così deve essere percepito da chi ancora mostra fameliche bramosie sull’isola.
Magari anche quei personaggi che possono vantare il lusinghiero risultato di aver fatto finalmente entrare la Sardegna in una sempre ambita “TOP TEN”. Peccato però sia quella della disoccupazione giovanile in Europa. Secondo le recenti stime EUROSTAT 2016 la Sardegna infatti occupa la sesta posizione grazie all’esaltante 56,3% di senza lavoro, e aggiungerei quasi senza speranza. Alzi la mano chi ancora crede a questi mangiapane a tradimento.
Diverso ma non troppo il discorso che riguarda l’informazione. Qui, come nella politica, non ha valore il contenuto, conta solo il rumore. Ed è proprio così che alla fine vince la menzogna.
Un monito per tutti coloro che sui divani domestici hanno la perversa abitudine di accontentarsi nell’ascoltare le notizie diramate dalla TV - veri e propri depistaggi - rivolte ad una massa di telespettatori passivi e inerti, cioè noi, che difficilmente riesce a stare dietro quanto si dice o si dibatte, o più spesso si urla. Quotidianamente purtroppo assistiamo ad uno spaccato esemplare della società della prevaricazione discorsiva in cui viviamo.
Le libertà verbali diventano sinonimo di imprevedibilità. E l’imprevedibilità più che la ponderatezza è oggi considerata un valore aggiunto. Più il linguaggio (soprattutto televisivo) è irrispettoso, più viene percepito come autentico. Ecco perché quello pacato, democratico, quasi sottomesso, non piace perché considerato falso. Si tratta sempre e solo di strategia: non interessa quello che dici o che fai, importa solo che arrivi alle persone.
Passa dunque tutto per la pancia, la testa è troppo lenta per come oggi è costruito il mondo e per le regole che si è dato. Pertanto, in questo triste contesto parlare di contenuti è molto difficile. Il contenuto richiede tempo, ed esso stride assai con la velocità dell’informazione che ci viene imposta.
Come uscire da questa perversione? Secondo me l’unico modo è quello che ciascuno si assuma la propria responsabilità, magari anche mettendoci la faccia. Ritengo sia questo il modo per ristabilire un patto di fiducia fra persone. Ti conosco, ti leggo e/o ti ascolto e - anche se non la penso come te - trovo utile confrontare il tuo punto di vista con il mio.
Quello che in buona fede facciamo, diciamo e scriviamo porta la nostra faccia e le nostre convinzioni. Se non veicoliamo nulla - per esempio svuotando politica e informazione di reali e veritieri contenuti - stiamo offrendo solo rumore, nulla più.

giovedì 11 maggio 2017

Vogliamo ricordare un uomo di grande valore.

E' trascorso un mese dalla scomparsa del grande Vincenzo Migaleddu. Grazie Vincenzo, perchè il tuo esempio ci aiuti a continuare ad amare la Sardegna e a sostenere un futuro migliore per l'ambiente e la salute della nostra terra e dei suoi cittadini!


venerdì 21 aprile 2017

Quando lo Stato non vuole ascoltare i cittadini!

Esiste davvero la democrazia partecipata?

Di democrazia partecipata si parla sempre più spesso, nei mass-media, nei social network, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nella politica...

Il Governo pubblica on line lo spazio "PARTECIPA!" dedicato ai cittadini che vogliono dire la loro in merito alle azioni politiche portate avanti sul territorio nazionale. Le Regioni a loro volta, pubblicano sui rispettivi siti altrettanti spazi di e-democracy per permettere alla società civile di esprimere il proprio parere sulle politiche territoriali.
E infine "la vostra voce in Europa". Da anni ormai l'UE, ci insegna quanto sia necessario promuovere la partecipazione attiva dei cittadini al processo politico europeo.
Tutto questo però, a quanto pare, non vale quando i cittadini decidono di dire di NO! No a strutture impattanti imposte sui loro territori, programmate da pochi poteri forti senza essere minimamente condivise con la cittadinanza locale.
"PARTECIPA!", infatti, non sembra essere sempre applicabile!
Non quando i cittadini non condividono certe tipologie di progetti e non sono d'accordo sulla costruzione di mega-impianti ad altissimo impatto con costi sociali elevatissimi, che modificherebbero per sempre la bellezza del paesaggio e l'economia dei territori, a beneficio di niente.
Dire NO per i cittadini non vale! Non vale per i NO TAP in Puglia, per i NO TAV in Piemonte, per i NO GASDOTTO in Sardegna, e per gli altri NO che i cittadini decidono di esprimere.
Non vale perché qualcuno sostiene che non bisogna lasciarsi andare a vari sentimentalismi soggettivi, ma affidarsi al pensiero superiore di alcuni "tecnici industriali super-specializzati", che solo loro sono in grado di fare calcoli economici e capire cosa è bene per noi!
Non vale perché, in ultima analisi, la motivazione è sempre la stessa: "sulle opere strategiche che rispondono al preminente interesse per lo Stato, la VIA la decide per competenza un organo amministrativo dello stesso Stato".
In sostanza sul "preminente interesse per lo Stato", decide lo Stato e nessun altro! Quindi, in realtà l'opinione dei cittadini è assolutamente irrilevante.
Insomma, si fa finta di essere moderni e si parla tanto di condivisione e democrazia partecipata ma abbiamo ancora tanta strada da percorrere, prova ne è che i cittadini per farsi ascoltare devono lottare, usare la forza, fare barricate, bloccare strade e interrompere cantieri, pagare ricorsi, farsi arrestare...
Che senso ha continuare a raccontarci menzogne, farsi belli in Europa, e tentare di farci credere che possiamo esprimere un nostro parere sulle politiche territoriali?
Affianco a "PARTECIPA!" per cortesia aggiungete una postilla: "dite solo SI, i NO non sono ammessi"!
La democrazia partecipata è ancora un'illusione!
Ma noi continueremo a dire di NO!

mercoledì 12 aprile 2017

DILETTANTI ALLO SBARAGLIO



 (Di TRITONE)

Si chiama strategia della distrazione. Regole usate dal potere dei media per raccontarci menzogne. Tattiche che giocano sull’emotività e non sulla riflessione, oppure sul mantenimento dell’ignoranza e della mediocrità. Insomma, veri e propri depistaggi mistificatori della realtà.
Nella produzione di tali ipocrisie hanno visto bene di aggregarsi anche politici e sindacalisti. Se non tutti, perlomeno quanti - e sono stati tanti - abbiamo incontrato sulla nostra strada in 5 anni di severa lotta contro il gasdotto.
E’ ormai da tempo, infatti, che viviamo una (lunga) stagione caratterizzata dal calo della credibilità e dell’autorevolezza dell’informazione, sia che provenga dalla stampa, dai politici di turno o dai sindacati. Stanno attaccati al carro del padrone e svolgono il compitino che viene loro richiesto. E allora cosa vogliono venirci a raccontare di nuovo e/o allettante? E come pretendono di essere ascoltati e/o presi in debita considerazione?
Nella nostra realtà soffriamo tremendamente questa situazione e, in quanto isola - già bistrattata da Roma e mal tutelata da chi invece avrebbe titolo per farlo - da soli non troviamo purtroppo la forza necessaria per rimuoverla.
Il riaffiorare del progetto che prevede la costruzione della dorsale sarda del gas - con tutto ciò che deriverebbe dallo sventramento di circa 600 km di territorio - è solo l’ultimo esempio di irresponsabilità.
Nonostante da decenni l’industria in Sardegna abbia generato prevalentemente dolore, ecco tornare alla ribalta - svanito il Galsi, e con la compiacenza e il contributo delle classi prima elencate - la mai sedata aggressione alla nostra  terra grazie alla posa del fantomatico e mai domo “tubone”. A disposizione, manco a dirlo, per affrontare e  finalmente risolvere gli atavici problemi dell’industria isolana. Trascurando però  che nell’isola la cosiddetta industrializzazione “pesante” ha lasciato troppe profonde ferite con una miriade di cimiteri da smaltire. A proposito, indovinate chi paga le bonifiche? E quando si faranno? E perché con i soldi nostri? Pertanto - almeno fino a quando sull’argomento non sarà fatta sana giustizia - la nostra diffidenza è assoluta nei confronti dei soliti noti discutibili personaggi che perorano la costruzione di questa infausta e dannosa infrastruttura al fine di soddisfare appetiti e necessità non appartenenti al bene comune rappresentato dalla collettività.
Angelo Rojch, Presidente della Regione negli anni 1982-84 - in una lunga intervista rilasciata qualche giorno fa a un organo di informazione - fra le numerose questioni trattate si è soffermato sulla reale situazione in cui si trovava la Sardegna quando fu nominato Capo dell’Esecutivo: “Al mio insediamento trovai una regione disastrata: crisi dell’industria e delle Partecipazioni statali, un sistema dei trasporti inesistente con una stagione turistica ridotta a 2-3 mesi, la mancanza di lavoro e prospettive per i giovani, il problema della metanizzazione dell’isola etc.”.
Vi ricorda qualcosa? Sono trascorsi circa 35 anni e sembra si parli di oggi. Nulla pare mutato, e non può davvero essere un vanto!
Ma non è finita qui. Rojch battagliava politicamente alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo che garantisse un futuro ai giovani “considerato che nell’isola la grande industria aveva ormai cessato il ciclo produttivo.”
Capito? Nei primi anni 80 era già anacronistico parlare di sviluppo industriale  - considerato al capolinea - e questi  figuri cercano ancora di celare la loro inadeguatezza propinandoci il metano.
Gli osservatori più esperti sostengono che la grande maggioranza degli italiani gradirebbe un solo uomo al comando. Ma non uno che gestisca il potere a suo piacimento, bensì un leader che sappia ascoltare e possa essere in grado di governare per il bene comune. Pura utopia.
L’attuale decadimento, infatti, non è figlio del presente ma del degradante lascito di 20 anni di pessima (classe) politica con addetti ai lavori perlomeno discutibili. La stessa che per incapacità manifesta, a livello nazionale e regionale, non riesce ancora ad orientare il Paese facendolo deprimere sempre di più a scapito delle generazioni future. Si, proprio la stessa che continua imperterrita  e senza vergogna a riciclarsi col sorriso stampato sul viso chiedendoci ancora fiducia e sostegno in funzione delle virtù che ci lascia in dote: quanto ottenuto per la preziosa e brillante attività svolta.
Vogliamo elencare alcuni eclatanti e corroboranti risultati conseguiti da questi signori? Dai, è davvero una bella iniezione di fiducia, proviamoci: siamo la Regione più inquinata d’Italia, la disoccupazione dei giovani sotto i 24 anni sale al 40,1%, la Sardegna si spopola miseramente e la fuga dei giovani per la sopravvivenza diventa inarrestabile, la vertenza industria parla di cifre da massacro: oltre 4500 operai nel limbo, con fabbriche chiuse e nodi irrisolti da decenni, peraltro con l’incubo del taglio degli ammortizzatori sociali. Direi che non è il caso di proseguire oltre, evitando pietosamente di addentrarci sul problema della scuola, dei trasporti e altre quisquilie. Mi fermo qui, penso sia sufficiente!
Però, imperterriti e indisturbati, loro continuano a spendere parole per  l’ambìto metano, fondamentale per ripartire, dicono.
Alla fine della giostra, direi che i conti salati presentati da questi luminari attestano come in futuro sia bene evitarli. Possiamo certamente fare a meno di inoperosi dilettanti allo sbaraglio la cui attività è mirata unicamente alla conservazione delle loro agognate posizioni.
Chiedano scusa e se ne tornino a casa ringraziando di essere ancora a piede libero.


domenica 9 aprile 2017

Vincenzo Migaleddu ci ha lasciato

 Che riposi in pace.  

Un Compagno nell'impegno civile.  Ci mancherà. Soprattutto in ciò per cui abbiamo avuto il piacere di conoscerlo: la sua mente, il suo coraggio ed il suo amore per questa Terra.

giovedì 6 aprile 2017

Di nuovo il gasdotto in Sardegna? NOI DICIAMO NO!

Di nuovo il gasdotto in Sardegna, ma chi lo vuole?

Noi non vogliamo il gasdotto perché:
- non è vero che abbassa i costi energetici;
- la Sardegna produce energia in surplus;
- è una struttura inutile che costa moltissimi milioni di euro che potrebbero essere utilizzati per cose utili;
- oggi le industrie energivore non esistono più;
- oggi gran parte dei cittadini sceglie energia da altre fonti energetiche perché il gas è pericoloso;
- la costruzione del gasdotto danneggerebbe il territorio per sempre;
- causerebbe danni all'agricoltura all'allevamento e alla pastorizia;
- sottrae terra ai cittadini;
- un gasdotto ha costanti perdite di gas e può causare esplosioni;
- la percentuale di incendi in Sardegna è molto alta;
- nessun cittadino vorrebbe vivere vicino ad un gasdotto;
- nessun coltivatore vorrebbe avere la sua azienda agricola vicino ad un gasdotto;
- nessun albergatore vorrebbe avere un albergo o un agriturismo vicino al gasdotto;
- nessun turista sceglierebbe di trascorrere le vacanze vicino ad un gasdotto;
- nessun escursionista o ciclista vorrebbe camminare o pedalare nelle natura vicino ad un gasdotto;
- l'immagine all'estero dell'isola "bella, selvaggia e incontaminata" verrebbe distrutta per sempre;
- questo tipo di struttura non è allineata con le politiche di crescita sostenibile;
- e tanto altro...
Ma c'è davvero ancora qualcuno che vuole il gasdotto in Sardegna?
Noi diciamo NO AL GASDOTTO!!!

giovedì 14 aprile 2016

PIGLIARU, RENZI E TRIVELLE. NOI INVECE VOTIAMO SI

(di Tritone)
Il Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, ha pubblicamente svelato le sue intenzioni di voto alla prossima consultazione elettorale del 17 aprile prossimo, quella “sulle trivelle”. Come sapete, abbiamo facoltà di esprimere il nostro parere riguardo l’abrogazione di una norma del Codice dell’Ambiente. Non che a qualcuno interessi particolarmente di Pigliaru ma, considerato che sta al governo di una regione promotrice del referendum, auspicavamo certamente qualcosa di diverso.
Ebbene, se qualche sognatore pensava che per lui come per tutti fosse ovvio votare SI - ossia che una volta terminate le concessioni sui giacimenti, questi non possano essere più sfruttati - occorre si ricreda al più presto. Il governatore, dopo un periodo di riflessione e quasi certa consultazione con il premier Renzi, ha detto a chiare lettere che voterà le ragioni del NO, ossia che le estrazioni potranno continuare fino ad esaurimento degli idrocarburi.
Altro che acque agitate nel mare magnum del PD. Da una parte Gianfranco Ganau, Presidente del Consiglio Regionale che porta avanti senza problemi la battaglia per il SI al fianco dei Comitati di cittadini, mentre dall’altra il Presidente della Regione vota NO. Una coerenza invidiabile da parte del povero PD, spaccatosi dopo l’invito della segreteria nazionale con Matteo Renzi, e di quella regionale con Renato Soru, di non recarsi alle urne, addirittura difendendo posizioni come quelle degli astensionisti, definendo sacrosanta e legittima la loro scelta.
Ma è chiaro con chi abbiamo a che fare? Cosa ci possiamo/dobbiamo attendere da personaggi di questo calibro? Nella partita “trivelle” sembra che la volontà sia quella di far dominare i soliti interessi lobbystici a cui peraltro siamo da tempo abituati, non si spiega diversamente.
Come al solito, l’unica arma che abbiamo è quella di restare uniti e presentarci tutti all’appuntamento elettorale del 17 aprile per VOTARE SI, tenendo bene a mente - caso mai ancora qualcuno ci credesse - che ancora una volta sull'interesse dei cittadini prevalgono i biechi interessi dei soliti noti e certamente più impellenti priorità da affrontare.

lunedì 4 aprile 2016

NO AL `PIANO ENERGETICO E AMBIENTALE DELLA SARDEGNA

Abbiamo inviato oggi alla Regione Sardegna le nostre osservazioni contro il PEARS. Abbiamo anche preparato una PETIZIONE ON-LINE che vi invitiamo a leggere, firmare, inviare ai membri delle competenti commissioni del Consiglio regionale e condividere con chi potete.
Grazie a tutti/e.


 
Al Presidente ed ai
membri delle Commissioni:
Attività produttive
e
Governo del Territorio
del Consiglio Regionale della Sardegna


OGGETTO: PROPOSTA DI PIANO ENERGETICO AMBIENTALE DELLA REGIONE SARDEGNA
Egregio Onorevole,
il Piano Energetico Ambientale Regionale della Sardegna (PEARS) 2015 -2030, insieme ad altri documenti ambientali di importanza fondamentale per il futuro dell’Isola (Il Rapporto Ambientale, lo Studio di Valutazione di Incidenza Ambientale, la Sintesi non tecnica ed i relativi allegati) sono stati adottati dalla Giunta regionale con il Decreto 5/1 del 28 gennaio 2016.
Nel quadro della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) - a cui il Piano è sottoposto e dove è prevista la partecipazione della popolazione e delle parti interessate -, scadeva il 4 aprile 2016 il termine per presentare osservazioni, suggerimenti e proposte, fornendo nuovi e ulteriori elementi conoscitivi e valutativi all'amministrazione regionale. Conclusa questa fase il PEARS, eventualmente emendato a seguito della suddetta procedura, viene trasmesso dalla Giunta alla competente Commissione del Consiglio Regionale di cui lei fa parte, per il parere dovuto ai sensi dell’art. 4, lett. l), della L.R. n. 1/1977. Dopodiché il Piano verrà approvato definitivamente dalla Giunta Regionale e entrerà in vigore.
In esso si tratta ancora di metanizzazione, di centrali a carbone e di “produzione di energia geotermica”, lasciando poco spazio agli investimenti sulle energie rinnovabili e disattendendo sia gli accordi di Parigi che gli indirizzi dell’Unione Europea in materia di energia.
Ma non sono questi gli unici motivi per cui ritengo che quel Piano procurerà enormi danni alla Sardegna, contribuendo al suo inquinamento e privandola in futuro di energia pulita, gestita dai sardi a costi sostenibili e prodotta dalle risorse che l’Isola possiede in abbondanza. Lasciando da parte la difficile situazione internazionale, caratterizzata da conflitti in gran parte causati dalla crescente competizione per accaparrarsi risorse energetiche sempre più scarse quali il gas e il petrolio, esistono almeno due argomenti di importante peso e gravità che il Piano non prende in considerazione e su cui la invito a riflettere prima di prendere la sua decisione:
- Il referendum sulle trivelle del 17 Aprile prossimo;
- Le clamorose dimissioni del Ministro italiano dello sviluppo Economico Federica Guidi, a seguito delle intercettazioni telefoniche nell’inchiesta della Magistratura di Potenza sullo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere.
Questi recenti eventi, a prescindere dall’esito che avranno, costituiscono un’occasione fondamentale per un dibattito serio, concreto e trasparente sul futuro energetico della Sardegna, dove non si può prescindere dal considerare:
- Lo stretto legame dell’attuale governo con le lobby del petrolio.
- La concreta possibilità che la vittoria del SI nel referendum possa effettivamente incidere sugli attuali modelli energetici.
In merito al primo aspetto mi pare ovvio che il legame politico dei componenti della Giunta regionale della Sardegna col Governo Renzi, sia in grado di inficiare gravemente non solo il PEARS ma qualsiasi decisione venga presa in campo energetico e ambientale.  Non dimentichiamoci peraltro che il Titolo V della Costituzione attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di “tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e dei beni culturali” e una competenza concorrente in materia di “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” dove, la stessa Corte Costituzionale, ripresa nel Decreto c.d. “Sblocca Italia” del Governo Renzi, conferma una competenza pressoché esclusiva dello Stato.
I fatti alla base delle dimissioni di una Ministra della Repubblica Italiana sono solo la definitiva conferma che, stante l’attuale situazione di Governo nazionale e regionale, non esiste alcun Piano o strategia energetica innovativa ma unicamente asservimento e favoritismo alle lobby costituite e la reale impossibilità di un cambiamento.
In merito al secondo aspetto e’ fondamentale riflettere sul fatto che l’eventuale vittoria del SI, al di la dei risultati concreti circa il divieto di trivellare entro le 12 miglia dalla costa, comporterà inevitabilmente una nuova frontiera nella partecipazione dei cittadini alle scelte energetiche nazionali e regionali in campo energetico, mettendo in discussione scelte presenti e future basate sugli interessi delle lobby e non su quelli dei cittadini.
Non dimentichiamo infine che, quando si tratta di energia, si tratta anche del nostro benessere, si tratta di lavoro, di valorizzazione delle nostre risorse (dall’ambiente al turismo, sino alla cultura) e del futuro nostro e delle generazioni future.
Invito dunque lei, in quanto membro della Commissione Attività produttive della Commissione Governo del Territorio del Consiglio Regionale della Sardegna, ad opporsi all’approvazione della Proposta di Piano Energetico Ambientale della Sardegna, dando il proprio PARERE NEGATIVO (ai sensi dell’art. 4, lett. l), della L.R. n. 1/1977).
Con l’occasione sarebbe auspicabile che la Commissione di cui lei fa parte si rendesse promotrice di iniziative rivolte ad una programmazione regionale in campo energetico/ambientale che sia trasparente, libera da condizionamenti lobbistici, realmente condivisa con la popolazione, le imprese e le associazioni ed in grado di assicurare alla nostra Isola un futuro realmente sostenibile.
Grazie


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giovedì 10 marzo 2016

NO AL PIANO ENERGETICO AMBIENTALE E ALLE TRIVELLE IN SARDEGNA









Come sapete il Piano Energetico Ambientale Regionale della Sardegna (PEARS) 2015 -2030, insieme ad altri documenti ambientali di importanza fondamentale per il nostro futuro (Il Rapporto Ambientale, lo Studio di Valutazione di Incidenza Ambientale, la Sintesi non tecnica ed i relativi allegati) sono stati adottati da questa Giunta regionale con il Decreto 5/1 del 28 gennaio 2016.

PEARS: UN FALLIMENTO ANNUNCIATO
Il PEARS dovrebbe essere un documento di programmazione fondamentale che governa lo sviluppo di tutto il sistema energetico regionale, decidendo le scelte fondamentali in campo energetico. Cio' sulla base delle direttive e delle linee di indirizzo che vengono definite dalla programmazione europea, nazionale e regionale. Quindi dovrebbe essere uno strumento flessibile che definisce strategie, priorità, obiettivi, azioni e ipotizza diverse soluzioni che dovranno comunque essere compatibili con quelle che sono le direttive internazionali e nazionali in materia ambientale.
Ecco che, finalmente, dopo parecchi anni il parto è avvenuto e il tanto atteso Piano Energetico Regionale è disponibile alla visione di tutti. Tuttavia, nonostante le energie e le competenze messe in campo dalla Regione Sardegna (esperti, tecnici, studiosi, amministrativi, politici, etc..), la valutazione del Comitato ProSardegnaNoGasdotto riguardo il contenuto del Documento è assolutamente negativa. Delusi e allarmati riscontriamo che esso non rispecchia affatto ciò che di nuovo e sostenibile auspicavamo riguardo la strategia energetica di transizione della Sardegna fino al 2030:
- Non scorgiamo neanche l’ombradi quella visione strategica innovativa del nostro futuro - tanto declarata dall'Unione Europea - in grado di garantire ai cittadini e alle imprese energia sicura, accessibile e rispettosa del clima e della salute;
- Non intravediamo nessun possibile percorso miratoa trasformare la nostra in un’economia sostenibile, rispettosa dell’ambiente, in grado di assumerela guida nel campo della produzione di energia rinnovabile e nella lotta al riscaldamento globale.
I documenti del PEARS sono raccolti in 5 testi,ciascuno di alcune centinaia di pagine, e ciascuno di una complessità inaudita, di difficilissima lettura, per lo più destinati all'esclusiva conoscenza degli addetti ai lavori:
Delibera n. 5/1 del 28.01.2016;
PEARS 2015-2030 Proposta Tecnica;
Relazione geotermica;
Rapporto Ambientale;
Rapporto Ambientale Sintesi Non Tecnica;
Studio Di Incidenza Ambientale;
Il tempo per leggerli è veramente poco ma è fondamentale ed urgente farlo, ed è per questo che auspichiamo possiate contribuire alla loro comprensione nonché ad agire con noi anche questa volta.
IL DOPO-GALSI
Noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto da una parte ci sentiamo rassicurati riguardo l’accantonamento del Progetto GALSIda parte della Regione. Abbiamo fatto una lunghissima ed impegnativa battaglia che ci ha visto protagonisti e che ci ha portato proprio dove volevamo. Ma e' stato grazie allo studio, alla profonda conoscenza del Progetto e delle sue assurde e negative implicazioni che siamo riusciti nell’impresa titanica di far crollare sul nascere la costruzione di una infrastruttura che avrebbe posto una pietra tombale sul futuro del nostro territorio e dei suoi pacifici abitanti. Altro che gas panacea di tutti i mali! Con il contributo di tanti volontari siamo stati capaci, e per quello che ci spetta ce ne prendiamo il merito, di far crollare accordi farlocchi fra le alternanti maggioranze susseguitesi al potere. L’enorme mole di lavoro e la certezza delle nostre ragioni ci hanno fatto sentire addosso una grande responsabilità nei confronti della nostra Isola e del nostro futuro. Noi tutti, in giro per la Sardegna e con la capillare partecipazione a Convegni e dibattiti sull’energia, abbiamo cercato di informare quanta più gente possibile su quanto si stava perpetrando a nostro danno, smascherando un vero e proprio misfatto. Da fatto isolato però quel crimine diventava condiviso, un fatto collettivo, pubblico che ha determinato, in chi come noi ha una sana coscienza ed ha disinteressatamente a cuore le sorti della nostra Terra, più di una frattura nei rapporti e nelle relazioni sociali con le istituzioni e nei confronti di quanti ambivano al raggiungimento del proprio lucroso scopo. E proprio per questo, ancora oggi, il nostro Comitato dubita - assumendo una posizione di stand-by - che esista una “giustizia” in grado di sanare quelle fratture. Infatti, è quotidianamente sotto i nostri occhi che purtroppo “la politica del non senso” la fa ancora da padrone e non finisce mai di stupirci, richiedendo una vigilanza ed un presidio particolarmente diligenti, con monitoraggi costanti su tutte le attività nel mirino degli insaziabili predatori con cui siamo obbligati ad avere a che fare. Quindi, se da una parte si è vinta una battaglia, mai distogliere l'attenzione dai loschi figuri che gravitano attorno a qualunque business legato al consumo del nostro territorio. Ricordiamoci che siamo noi, comuni cittadini, l’ultimo baluardo a difesa dei nostri interessi, e non ci possiamo fidare di nessuno. E’ questo l’insegnamento più importante che abbiamo tratto da questa impegnativa esperienza. E, ad oggi, mai verità si è rivelata più giusta.
Infatti, dall'altra parte guardiamo al Piano Energetico con grande preoccupazione perché la “metanizzazione dell’isola”non è stata abbandonata, anzi è contemplata anche se in forma diversa e comunque impattante!!! Ancora reti da costruire, ancora bacini, ancora metano...Siamo ancora a questo punto? Ma per chi e che cosa? Inoltre, suscitando anche ilarita' presso la stessa Unione Europea, si parla ancora di centrali a carbone, di costruire nuove centrali solari termodinamiche che sottrarrebbero vaste aree agricole per produrre ancora energia, di biomasse e di chimica verde! Ma quanta energia vogliamo produrre? A cosa ci serve tutto questo se la Sardegna, come sanno anche i bambini, produce già più energia di quanto ne consumi e abbiamo un surplus del 43% nella produzione che viene esportato? Noi lo sappiamo! Serve soltanto a creare miseria e ulteriore disperazione per i sardi e ulteriore ricchezza e potere per i predatori che cingono d'assedio la nostra Isola, con la complicita' di una «classe politica» senza vergogna. E, purtroppo, i fatti ed i numeri ci danno tristemente ragione.


E ADESSO ECCO IL FANTASMA DEL GEOTERMICO
Come se ciò non bastasse tra gli allegati del Piano Energetico vi è un altro elemento poco rassicurante! L'inclusione di una "Relazione geotermica" che, facendo aleggiare sopra di noi il fantasma delle trivelle, inserisce nelle azioni e nelle proposte di ricerca la"produzione di energia geotermica" e ci dice chiaramente che la nostra Isola è ancora considerata terra di conquista di e sperimentazione ai danni dell'ambiente e dei cittadini. Non possiamo proprio dormire sonni tranquilli!!!
NOI DICIAMO NO A QUALUNQUE ATTIVITA' DI QUESTO TIPO
Sull’argomento, come è noto, siamo in attesa della pronuncia da parte del Consiglio di Stato in merito al ricorso presentato dalla Società Saras S.p.A. sul Progetto Eleonora. Infatti, la Società petrolifera ha pensato bene di agire contro la sentenza del Tar Sardegna che ne ha bocciato il Piano. Ma secondo voi è normale che dopo circa 10 anni di lotta e proteste, a suon di carte bollate e presidi vari del territorio, il progetto riguardante l’attività di perforazione esplorativa per la ricerca di gas naturale nel suolo di Arborea si trovi ancora a questo punto? Certo, se stiamo a ben vedere coloro che lo hanno sempre osteggiato, manifestando tenacemente la loro contrarietà, sono“solo” la popolazione locale e quel che resta delle povere imprese e delle organizzazioni agricole. Mettiamoci pure il contributo dei nostri “colleghi” facenti parte di altri noti Comitati e il quadro è completo. Ben si comprende che si tratta di lotte impari e di grandi e lucrosi interessi in gioco altrettanto sbilanciati. Dobbiamo però acquisire la consapevolezza che, almeno ad oggi, è sempre più spesso il cittadino comune a costituire l’unica e forse ultima barriera da frapporre a questi interessi predatori. 

MOBILITIAMOCI!!
Rivolgiamo un invito pieno di speranza a tutti i cittadini, le associazioni, i movimenti e i Comitati spontanei dislocati sull’intero territorio regionale affinche' si impegnino al riguardo, anche manifestando il proprio dissenso ma attraverso la presentazione delle proprie osservazioni nei modi e nei tempi previsti.
Dunque, rimbochiamoci le maniche, sciroppiamoci qualche centinaio di pagine di follia pura, e, entro il 28 marzo 2016, sommergiamo gli uffici della Regione Sardegna con una marea di osservazioni contrarie al PEARS!
La legge, infatti, prevede che chiunque abbia interesse, anche per la tutela degli interessi diffusi, può presentare osservazioni, suggerimenti e proposte, fornendo nuovi e ulteriori elementi conoscitivi e valutativi all'amministrazione regionale. Ciò rientra nella Valutazione Ambientale Strategica a cui il Piano è sottoposto, e durante la quale è appunto contemplata la partecipazione della popolazione, come previsto dalle norme comunitarie e nazionali in materia di coinvolgimento dei cittadini e delle parti interessate.
Ricordiamo che le osservazioni dovranno essere presentate al Servizio Energia ed Economia Verde - Assessorato Industria – Viale Trento, 69 - 09100 Cagliari -industria@pec.regione.sardegna.it - e al Servizio Valutazioni Ambientali - Assessorato della Difesa dell'Ambiente - via Roma 80 09123 Cagliari – difesa.ambiente@pec.regione.sardegna.it - entro il termine di 60 giorni succitato (ovvero entro il 28 marzo 2016).
Presentare tante, accese e, per quanto e' possibile, qualificate osservazioni per ora è l'unico modo in cui i cittadini possono intervenire per dire la loro opinione, ed eventualmente opporsi a quanto stabilito dal Piano.
Detto in parole povere chi tace acconsente, perciò se nessuno si oppone e tutti tacciono il Piano va avanti con le opzioni previste!
Ricordiamo a tutti che abbiamo poco tempo: il termine scade il 28 marzo 2016.
Perciò coraggio e diamoci da fare!!!

INFINE....UN BEL "SI" AL REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016 CONTRO LE TRIVELLE
E non dimentichiamoci assolutamente che il prossimo 17 aprile occorrerà rispondere al quesito referendario nazionale sul tema delle trivellazioni off-shore.